“DIO, COSA VUOI CHE IO FACCIA?”

 

Quando pensiamo che Dio Nostro Padre ci ha creati, per stare un po’ di tempo su questa terra, forse non soppesiamo bene le nostre parole, poiché, un attimo dopo, ci troviamo in ginocchio ad esprimere le nostre richieste, senza nemmeno ricordarci di renderci conto e ringraziare, per ciò che in dono abbiamo già ottenuto.

Oltre alla vita, le nostre giornate sono state costellate di eventi e presone che l’hanno resa più ricca. Non tutte le esperienze sono state serene o edificanti -certamente- ma tutte sono apparse, forse col senno di poi, utilissime perché, crescendo, imparassimo a scegliere cosa è bene per noi.

Se in questo percorso avessimo poi deciso di voler, con tutto il cuore, essere cristiani, il viaggio nel nostro passato, per rendere più agevole il presente, avremmo proprio dovuto farlo.

Negli anni trascorsi, abbiamo sicuramente lascito dei piccoli o grandi drammi irrisolti, sentimenti rancorosi o addirittura di odio.

Beh, quello che si prova in questi casi non è da preservare, così come non si preserva una ferita che sanguina, ma la si cura con ogni mezzo e immediatamente anche.

Ci saremmo resi conto anche che, arrivando a Dio in ginocchio, cominciamo a recitare l’elenco delle cose che vorremmo avere.

Le nostre preghiere sono spesso pregne di desideri, come la lista della spesa, convinti che solo ottenendo quelle cose potremmo dire di essere felici o di aver vissuto.

Ma forse Dio voleva proporcene di diverse, forse più adatte a noi e molto più soddisfacenti?

Certo, va anche bene esprimere ciò che vorremmo per le nostre vite e i nostri cari; Dio non si spiacerà di sapere che cerchiamo migliorare la nostra condizione e che abbiamo un’idea precisa di come farlo.

Ciò detto, la massima espressione della preghiera è quella di affidarsi alla sua volontà, incondizionatamente, e imparare a dire: Dio, sono qui, cosa vuoi che io faccia?

Chi ha raggiunto già la maturità cristiana e la capacità di pregare in questo modo, dice che ha ricevuto, poi, il resto in abbondanza, come non avrebbe immaginato.

Mio Signore e Dio, io sono così convinto che Tu hai cura di tutti quelli che sperano in Te e che niente può mancare a coloro che aspettano tutto da te, che ho deciso, per l’avvenire, di vivere senza alcuna preoccupazione e di riversare su di Te ogni mia inquietudine.

Gli uomini possono spogliarmi di tutti i beni e del mio stesso onore; le malattie possono privarmi delle forze e dei mezzi per servirti; col peccato posso smarrire perfino la tua grazia, ma non perderò mai e poi mai la mia fiducia in Te.

La conserverò fino all’estremo della mia vita e il demonio, con tutti i suoi sforzi, non riuscirà mai a strapparmela.

Altri aspettino pure la loro felicità dalle ricchezze e dal loro ingegno; facciano anche affidamento sull’innocenza della loro vita, sui rigori delle loro penitenze, sulla quantità delle loro opere buone e sul fervore delle loro preghiere; per me tutta la mia confidenza è la mia stessa confidenza; confidenza che non ha mai ingannato nessuno. 

Ecco perché ho l’assoluta certezza di essere eternamente felice, perché ho l’incrollabile fiducia di esserlo e perché lo spero unicamente da Te.

Per mia triste esperienza devo purtroppo riconoscere di essere debole ed incostante; so quanto le tentazioni possono contro le virtù più affermate; eppure nulla, finché conserverò questa ferma fiducia in Te, potrà spaventarmi; starò al riparo da ogni disgrazia e sarò certo di continuare a sperare, perché spero questa stessa immutabile speranza.

Infine, mio Dio, sono intimamente persuaso che non sarà mai troppa la fiducia che ho in Te e che, ciò che otterrò da Te, sarà sempre al di sopra di ciò che avrò sperato.

Spero anche, Signore, che Tu mi sorreggerai nelle facili debolezze; mi sosterrai negli assalti più violenti; farai trionfare la mia fiacchezza sopra i miei temuti nemici.

Ho tanta fiducia che Tu mi amerai sempre e che anche io, a mia volta, ti amerò per sempre.

E per portare al più alto grado questa mia fiducia, o mio Creatore, io spero Te da Te stesso, per il tempo e per l’eternità. Amen.