Dieci cose da ricordare quando si riceve la Comunione

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In questi giorni le chiese si riempiranno di persone che non vanno a Messa regolarmente. Scopriremo, allora, alcuni volti poco familiari tra i banchi.

So anche che troverò nella fila per fare la Comunione persone che non ho mai visto prima. Alcune saranno quelle occasionali che vengono solo a Natale e a Pasqua, altre saranno visitatori che vengono da fuori.

E so anche che, inevitabilmente, mi troverò davanti a persone che ricevono il sacramento nel modo più “creativo” (nella mia parrocchia abbiamo smesso di offrire il Preziosissimo Sangue un paio di anni fa a causa di un’ondata di influenza e non abbiamo mai ripristinato la pratica).

Ecco un dibattito che durerà fino al Secondo Avvento, ma sull’aspetto di base non si discute: un’accoglienza rispettosa del Corpo di Cristo è molto più del semplice conflitto protocollare tra inginocchiarsi e rimanere in piedi o offrire la lingua o la mano.

Ho visto persone ricevere la Comunione in modo rispettoso e irrispettoso, e in tutti i modi immaginabili.

L’atteggiamento è tutto, e la catechesi aiuta molto. Influiscono anche i costumi locali. Qualunque cosa facciate, non sia una di queste:

1. Non stendete la mano se non volete ricevere la Comunione in mano. Poco tempo fa, un ragazzino che veniva a ricevere la Comunione è quasi caduto a faccia in avanti cercando di chinarsi per ricevere l’ostia in bocca prima che gli arrivasse in mano. Ho dovuto sostenerlo. “Deciditi, cosa vuoi fare?”, gli ho chiesto. Ha sorriso vergognoso e ha teso la mano. “Scusi”, ha mormorato.

2. Se ricevete la Comunione in mano, niente guanti.

3. Se la ricevete sulla lingua, non tenete niente in bocca. Per favore.

4. Niente caramelle o gomme a Messa. Dando la Comunione in bocca ad alcune persone, non ho potuto evitare di notare che avevano quelle che sembravano macchie colorate di caramelle per la tosse.

5. Ricordate: state ricevendo la Comunione, non andando a prenderla. Non alzate il braccio per afferrare l’ostia.

 

Ecco quello che invece dovete fare:

6. Mentre aspettate in fila, riflettete su ciò che state facendo e perché. Pensate a chi state per ricevere.

7. Se vi sentite sopraffatti, non lo nascondete. La Comunione è qualcosa di straordinario.

8. Consumate il Corpo di Cristo in quello stesso istante. Non fate che lo prendete e ve ne andate. Ho perso il conto delle persone che ho dovuto fermare perché se ne stavano andando con l’ostia senza averla consumata.

9. Apritevi a sperimentare il cambiamento e a crescere nella grazia. In non pochi casi si può applicare il detto “Diventiamo quello che riceviamo”. È uno di questi casi, pensateci (ripeto, è qualcosa di straordinario).

10. Non dimenticatelo mai: ci sono state persone che sono morte perché potessimo fare questo. Ce ne sono altre in tutto il mondo che muoiono perché lo stanno facendo. Altre vorrebbero poterlo fare e per una serie di ragioni non possono.

Non è un’esagerazione: quello che riceviamo è un miracolo e un dono. Non bisogna mai e poi mai prenderlo alla leggera.

Dopo tutto, la parola “Eucaristia” significa “azione di grazie”, per cui rendete grazie e lodate Colui che ha reso possibile questo dono di grazia.

Al di là di come lo fate, ricevete quello che vi viene offerto con stupore, amore e gioia.

Al momento di ricevere la Comunione, diamo il benvenuto a Cristo nel nostro mondo, come hanno fatto Maria, i pastori e i re magi.

I sentimenti presenti nella stalla di Betlemme tanti secoli fa sono gli stessi che devono illuminare il nostro cuore ogni volta che accogliamo Cristo in noi, qui e ora.

Ogni Messa è un Calvario, ma ogni ricezione dell’Eucaristia è in un certo senso Betlemme, la “casa del pane”, il luogo in cui Dio entra nella nostra vita, nella nostra storia, nel nostro cuore, nel nostro corpo. Sono questi i sentimenti che dobbiamo nutrire quando andiamo a ricevere la Comunione.

Come Dio è venuto per la prima volta al mondo e ha abitato tra noi come un bambino, torna ora a noi nella forma di un fragile e umile pezzo di pane.

Ecco l’Agnello di Dio!

Venite, venite ad adorarlo!

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

fonte: aleteia