Desirèe Piovanelli: per non dimenticare cosa subisce una donna

Desirèe PiovanelliNella Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, vogliamo ricordare una giovane donna che venne massacrata dal branco: Desirèe Piovanelli.
Accadde del 2002, quando lei aveva solo 14 anni, a Leno, in provincia di Brescia.
Quel caso scosse tutto il Paese e, se non lo ricordate, è perché, purtroppo, da allora molte altre ragazze e donne hanno subito la stessa sorte.

Desirèe Piovanelli: come progettarono il suo assassinio

Mattia, Nicola e Nico, tre ragazzi coetanei di Desirèe cercarono di attirarla in una cascina, non lontana dalla sua abitazione, con il pretesto di mostrarle dei gattini appena nati.
Era il 28 Settembre del 2002 e le loro intenzioni erano di violentarla, prima di ucciderla. Tutti loro era attratti dalla bellezza di quella ragazza e la loro mente contorta suggeriva di prenderla con la forza.
Nella vicenda, fu coinvolto anche un adulto, Giovanni Erra, che, sapendo le intenzioni dei ragazzi, non aveva fatto altro che incoraggiarle, mostrandosi entusiasta all’idea di partecipare ai fatti!

Quando la ragazza si vide circondata, cominciò a lottare, per salvarsi, e a dire in faccia ai suoi aguzzini quanto fosse indignata, per il loro comportamento. Mentre i tre ragazzi la strattonavano, l’adulto osservava (questo si sa dalle confessioni); mentre cercavano di toglierle i vestiti, uno di loro le affondò una lama nello stomaco, perché si sentì insultato dalle sue parole.
L’adulto fuggì, codardo e spaventato; Desirèe si rialzò, cercò una via di fuga dalla finestra, ma chi la raggiunse la colpì anche alle spalle e non ci fu più scampo.

Desirèe Piovanelli ritrovata senza vita

Desirèe venne abbandonata, priva di vita; la trovarono, in quella stessa cascina, dopo giorni di ricerca.
Ecco, in poche, riduttive parole, la fine di una giovane donna. Non possiamo nemmeno immaginare lo strazio dei familiari, che non si capacitavano del perché non tornasse a casa dalla sua passeggiata, quella sera!
Quando le forze dell’ordine individuarono i responsabili ed ottennero le prime confessioni, si precipitarono a cercare il corpo di Desirèe e raccontarono di una ferocia allucinante.

Il papà di Desirèe ha raccontato: “Tante volte abbiamo pensato di lasciare Leno, per evitare quegli sguardi che incrociavamo ogni giorno. Invece di chiedere perdono, ci hanno sempre buttato in faccia il loro odio, con sguardi minacciosi che non ti aspetteresti mai dalle famiglie di chi ha ucciso tua figlia. Poi però ci siamo detti: perché dobbiamo essere noi a scappare da Leno? Così abbiamo deciso di allontanarci solo un po’”.
E, nelle sue parole, si avverte il tentativo di andare avanti, nonostante quello che la sua famiglia ha subito.

Nessuno ci ha mai chiesto perdono, tranne la famiglia di Nicola, ma attraverso un giornale, mica direttamente. Durante un processo i parenti di Erra ci gridavano “assassini”. Loro a noi, vedi come va il mondo”. “I processi hanno funzionato, le condanne non sono leggere, ma è tutto questo sistema degli sconti di pena che trovo assurdo. Alla fine gli anni che sembrano tantissimi cosa diventano? Niente”.
Al momento, dopo solo 16 anni dall’omicidio di Desirèe, soltanto Giovanni Erra, è ancora in carcere.

La Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne

La Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne chiede giustizia, chiede leggi adeguate e prevenzione, poiché uomini che compiono femminicidi, che considerano la donna come un oggetto da usare e buttare via, vengano fermati, prima che si verifichi il prossimo caso di cronaca.
Dice ancora il padre di Desirèe: “Mi capita raramente di arrivare a sera e rendermi conto che non ho pensato neanche per un secondo a mia figlia: però mi accorgo che con gli anni diventa meno dura andare avanti. Cerco di crescere i miei figli serenamente, ridiamo, facciamo cose come tutte le famiglie”. Quanta forza ci vuole per accettare una morte così crudele e insensata?

Antonella Sanicanti

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