Delitto Alatri: Don Panavello non cadiamo nel tranello della violenza

 

Emanuele è morto ad Alatri senza una vera ragione (se di ragione si può parlare riguardo la morte), vittima della violenza ingiustificata di due persone che invece di utilizzare la razionalità sono state vinte dalle pulsioni primordiali che li hanno resi più bestie che uomini. Di questa ignobile pagina di cronaca hanno parlato tutti i quotidiani locali e nazionali, scuotendo tutte quelle persone che venute a conoscenza della barbarie perpetrata quel giorno si sono unite idealmente al dolore di chi lo ha conosciuto e ne piange oggi la prematura scomparsa.

Della morte di Emanuele ne ha parlato anche Don Giovanni Panavello, sacerdote di Tecchiena di Alatri, in una riflessione intensa pubblicata sul sito di ‘Nuovi Orizzonti’. Il parroco parla del piacere insito che si può provare nel dare una mano alle persone, nel vedere che il proprio impegno è foriero di un piccolo cambiamento o miglioramento. La vita del prete, dice Panavello, si nutre di queste piccole soddisfazioni.

Poi, aggiunge il parroco, ci sono i giorni in cui si viene a conoscenza del male, di come due persone guidate dalla pura malvagità non si facciano scrupolo di uccidere un ventenne per puro sadico divertimento. In quei giorni, scrive Don Panavello: “Verrebbe da mollare tutto, da serrare i chiavistelli dei cancelli, da oscurare i vetri alle finestre e gridare: ‘Non vale la pena sudare per voi. Se volete vivere la Legge della Giungla, fate pure. Lontano da qui!’ “.

La rabbia si aggiunge alla consapevolezza che reagire in questo modo porterebbe al disfacimento di quanto di buono fatto dalla Chiesa in due millenni, significherebbe perdere la società e le anime di tante persone che senza guida finirebbero dritte tra le grinfie di Satana. Ma se questo è vero, cosa bisogna fare allora di fronte ad una simile ingiustizia? Il sacerdote ci invita a seguire le orme e gli insegnamenti di Gesù ed offre due letture della natura umana che vi riportiamo per intero di seguito:

“L’essere umano è buono per natura. Col tempo, se non migliora, peggiora. E se peggiora, è a causa delle condizioni territoriali, sociali, familiari, psicologiche e spirituali in cui è immerso. Con un detto popolare molto efficace si dice che “nessuno nasce imparato”. È così: nessuno nasce assassino o strutturalmente cattivo.

Fin che lasciamo spazio al buio che da sempre è presente nel mondo, ci convinceremo che esso sia più potente della luce. Caino è sempre esistito nel mondo, e Abele è sempre morto ammazzato. Ma non per questo la parola “fine” ha trionfato. Adamo ha dato nuova vita alla Terra”.

Le considerazioni del parroco invitano le persone, soprattutto quelle più vicine all’ingiustizia, a non arrendersi alla malvagità, ma a combatterla con tutte le proprie forze, nella speranza che un giorno tutti possano vedere quale luce ci sia nel fare del bene e possa finalmente abbandonare l’oscurità e la violenza grazie al buon esempio.