Dal palco del teatro all’altare, come mai?

 

Don Tonino Catalano ha raccontato il suo percorso di vita al sito ‘Nuovi Orizzonti’. Nato da una famiglia cattolica praticante, Tonino sin da piccolo provava un immensa gioia a frequentare la Chiesa e il giorno della prima comunione, sentendosi vicinissimo a Dio, lo ricorda come la prima importante tappa di avvicinamento alla vita ecclesiastica.

 

Ciò nonostante la sua strada in un primo momento si è separata da quella di devozione, arrivarono l’adolescenza, l’istituto tecnico per diventare geometra e poi chissà magari un Architetto. Finita la scuola dell’obbligo comincia la facoltà di architettura, ma sperimenta anche una nuova passione quella per il teatro che lo induce a lasciare gli studi e a perseguire la via della recitazione nella capitale.

 

Gli amori e le passioni gli impegnavano la vita facendolo sentire “Utile” ma dentro di se c’era sempre qualcosa che gli lasciava un vuoto: da piccolo soffriva spesso di convulsioni e questo gli aveva creato un complesso, si sentiva inadeguato alla società e ai coetanei, un complesso di inferiorità che è sfociato nella bulimia. Le cure sia mediche che psicologiche non risolsero il problema, ma, a 17 anni, ebbe sia la soluzione al suo problema che la seconda prova che il suo percorso si doveva rivolgere a Dio attraverso gli altri, Don Tonino infatti racconta: “Andando però una volta in un santuario a pregare, ho provato una gioia particolare sentendo una presenza fortissima del Signore che mi dava una grande pace e gioia. Sentivo Gesù che mi amava, sentivo l’amore di Gesù che veniva nel mio cuore e soprattutto mi diceva: ‘Tu sei amabile! Tu sei idoneo!’, tant’è vero che da quel giorno non ho più avuto problemi di bulimia”.

 

Ma se i segnali conducevano tutti verso il Signore, la sua giovane età e le sue passioni come spiegato prima lo condussero a Roma nel mondo del teatro. Fu in quel contesto che il disegno di Dio divenne concreto, un giorno venne messo in contatto con Chiara, fondatrice di un associazione umanitaria (Nuovi Orizzonti), per girare un musical che sensibilizzasse la società sui disagi vissuti  dai ragazzi che vivevano presso la stazione Termini.

 

Tonino trovo in quei ragazzi la presenza di Dio, il suo amore era forte solo che questi non riuscivano a vederlo e lui si sentì in obbligo di farglielo vedere. Così si è trasferito nella comunità, insieme ad altri condivise il proprio stipendio e lo utilizzò per prendere una villa dove vivere insieme e dare cibo e vestiti ai più sfortunati.

 

Il primo periodo nella comunità era esaltante, ricco di stimoli, Tonino aveva finalmente trovato se stesso e quel vuoto che prima provava era colmato dalla soddisfazione di poter dare una mano, Nuovi Orizzonti era diventato un luogo dove riscoprire se stesso ed imparare ad amare. La decisione di diventare un sacerdote venne con il tempo, per anni Tonino si è fidanzato con diverse ragazze arrivando quasi al punto di sposarle ma poi qualcosa glielo impediva. Arrivato nuovamente a quella situazione di stallo, un giorno consultò la Bibbia e lesse il passo della chiamata di Samuele, quelle parole acuirono il dubbio: mi sposo o divento prete?

 

Lacerato dall’incertezza Tonino si rivolse a Chiara (la fondatrice di Nuovi Orizzonti) e poi a Monsignor Boccaccio il quale gli disse: “Per il momento lascia questa ragazza, poi se son rose fioriranno”. Ammainata l’ennesima relazione Tonino era inquieto, nuovamente non trovava un posto, ma questa sensazione di tormento interiore si concluse qualche giorno dopo quando ricevendo l’Eucaristia si senti finalmente in pace e capì che il suo posto era accanto al Signore.