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Opinioni e Approfondimenti

Dal Giardino dell’Eden al Paradiso: dove sono finiti Adamo ed Eva?

La sorte spirituale di Adamo ed Eva è argomento di studi da moltissimi anni: storici, antropologi delle religioni e biblisti hanno scavato a fondo della questione. La liturgia e le parole del Cristo ci aiutano ad approfondire la tematica.

Adamo ed Eva (photo Pixabay)

Dove sono finiti Adamo ed Eva dopo la loro dipartita? La loro anima è presente tra i glorificati del Paradiso? Oppure no? Questo è un dubbio che in molti, nel corso della storia, hanno sollevato e in più di diverse occasioni questo si è fatto oggetto di accurati studi storico-religiosi e teologici. Le vicende legate a questi due fondamentali personaggi (e al peccato originale) sono narrate in maniera scrupolosa nel primo libro della Bibbia, la Genesi. Il discorso relativo al destino dei due protagonisti non viene però trattato e, in tal senso, viene in nostro aiuto, il domenicano Padre Angelo, che è solito rispondere a domande dei fedeli su diverse tematiche religiose. Per offrire una risposta il più accurata possibile, su una tematica così profonda e complessa, è bene, come ci ricorda Padre Angelo, scavare nella liturgia e nell’ufficio delle lettere del Sabato Santo.

Adamo ed Eva: quale destino per loro?

Il testo che prende in esame Padre Angelo dei domenicani è quello che può aiutarci più di tutti a riflettere sul destino di Adamo ed Eva a seguito dell’uscita dal Giardino del Paradiso Terrestre e della loro dipartita. A prender parola in questo testo è Gesù stesso. L’antica omelia dell’ufficio ci ricorda che nel momento in cui sulla terra vi è “grande silenzio”, perché “il Re dorme”, Dio e il Cristo suo figlio vanno a liberare Adamo ed Eva dalla sofferenza. Dopo aver preso per mano Adamo, Gesù gli offre un prezioso discorso di salvezza.

Dapprima Gesù si presenta come il “Cristo che illuminerà” e, successivamente, sprona Adamo con queste parole: “Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura” (fonte: antica omelia del Sabato Santo).

Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre (photo Pixabay)

Le parole di Gesù

Gesù, ci ricorda Padre Angelo, continua il suo discorso descrivendosi come Colui che ha sopportato gli schiaffi per la bellezza perduta. Gesù è Colui che ha subito la flagellazione per liberare l’uomo dal peccato. Il Cristo è Colui che ha le mani inchiodate sulla Croce e la lancia nel costato per liberare l’umanità dal dolore. Proprio per questo, l’invito fatto ad Adamo ed Eva è quello di Risorgere, attraverso queste parole: “Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste“. Nella liturgia leggiamo che il Cristo fa sì che il trono celeste sia pronto e che la sala sia allestita.
Le parole che ci ricorda il domenicano in quest’occasione sono molto importanti, perché ci ricorda che la regola della liturgia è la regola della fede. Ciò che è riportato in questo testo è proprio la fede della chiesa, che si rispecchia nella sua liturgia.

 

Fabio Amicosante

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Fabio Amicosante

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