Da non credere: calciatore di serie A accusato di pregare troppo

Desta una certa sorpresa e perplessità quanto è capitato al calciatore André Anderson, che la Lazio ha ceduto in prestito per un anno al San Paolo, nell’aprile 2022. 

A partire dalla stagione 2023-2024, Anderson tornerà in maglia biancoceleste (il contratto gli scade nel 2025) ma quanto è accaduto durante la sua recente esperienza paulista è degno di nota.

Il calciatore Andrè Anderson – photo web source

Il Brasile non è certo un Paese dove la manifestazione pubblica della propria fede è un tabù. I personaggi famosi, tanto i cattolici quanto gli evangelici, finanche gli adepti alle sette, amano parlarne e le loro testimonianze suscitano spesso dibattito.

Veglie fino all’alba

Un tempo, gli sportivi ricevevano ammonimenti formali dalle dirigenze dei propri club, quando contestavano le scelte dell’allenatore o del presidente. Oppure quando trascuravano gli allenamenti e si davano alla bella vita.

Ebbene, André Anderson è finito nel mirino della stampa e della sua società per un motivo incredibile. “Scendeva alla Baixada Santista con grande frequenza, partecipava a preghiere di lunga durata che si protraevano fino all’alba. Il risultato è stato meno sonno”, scrive un giornale locale

Da parte sua anche lo staff tecnico del San Paolo avrebbe raccomandato al giocatore di tenere un altro stile di vita per non compromettere i risultati sul campo.

Dio viene prima del pallone

C’è un “piccolo” particolare: André Anderson, 23 anni, naturalizzato italiano (ha collezionato 6 presenze e 1 gol con gli azzurri Under 20), oltre a fare il calciatore, è anche pastore evangelico. Non è nemmeno da escludere che, quando concluderà, la carriera agonistica, la predicazione diventerà la sua attività principale.

Andrè Anderson – photo web source

 

Anche durante la sua permanenza in Italia, iniziata nel 2018 (oltre che con la Lazio, ha giocato con la Salernitana), Anderson ha predicato presso una piccola comunità evangelica e riprenderà presto a farlo, dopo il ritorno in maglia biancoceleste.

La fede ha aiutato il giocatore brasiliano a superare alcuni brutti infortuni, l’ultimo dei quali lo sta tenendo fermo dallo scorso novembre. Attualmente sta curando una pubalgia, per la quale, dopo cinque mesi di terapia pagati di tasca propria, si è sottoposto a un intervento chirurgico, chiedendo alla società di pagarli le spese.

Contenzioso giudiziario “sospetto”

Probabile, dunque, che, a monte delle critiche della società sportiva e del conseguente ritorno di Anderson in Italia, possa esservi la poca disponibilità del club a pagare le spese sanitarie del suo giocatore. Attualmente, infatti, è in corso un contenzioso legale tra André Anderson e il San Paolo.

Chi abbia ragione tra le due parti, è difficile dirlo. Una domanda, però, sorge spontanea: c’è un nesso più o meno diretto tra il mancato aiuto della società al giocatore durante il suo infortunio e il rimbrotto da lui ricevuto per la “troppa preghiera”?

Certamente, alla base, vi sono concezioni profondamente diverse della vita ed è più che legittimo, che uno sportivo – così come qualunque lavoratore ad alto livello – abbia tutto il diritto sia a trovare il giusto equilibrio tra professione e pratica religiosa, sia ad essere rispettato dai datori nella sua libertà di culto e di pensiero.

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