Da bambina terribile a Santa, la vita di Giacinta Marescotti

A leggere le storie di vita dei Santi ci si trova spesso di fronte a due categorie di persone: quelli che dopo una giovinezza vissuta nella dissolutezza trovano Dio in seguito ad un evento traumatico e chi invece sin da bambino è talmente pio che la santità gli sembra cucita addosso. Non di rado, dunque, il credente ordinario si trova nella difficile situazione di non riconoscersi in questi uomini di Chiesa, cosa che fa pensare loro che non ci sia la minima speranza di abbracciare totalmente Dio come hanno fatto in vita i Santi.

Ebbene questa convinzione è falsa, chiunque può abbracciare a pieno il messaggio di Dio e riuscire a metterlo al centro della propria vita. La testimonianza di questa verità è la vita di Giacinta Marescotti. Nata da una famiglia nobile nel 1585 è stata educata alla fede cattolica, ma nella sua adolescenza la partecipazione all’opera di Dio era limitata alle preghiere giornaliere e poco altro.

Come tutte le ragazze nobili dell’epoca, Giacinta pensava solo al suo matrimonio e ad una vita futura che le garantisse quel lusso a cui era abituata sin dai primi giorni. La ragazza aveva pensato a tutto ed aveva persino scelto il suo futuro sposo, ma presto sarebbe rimasta delusa: l’uomo che pensava di amare, infatti, si è sposato con un’altra ragazza e, cosa ben peggiore, quella ragazza era sua sorella più piccola.

Furiosa per quel rifiuto, per altro avallato dalla famiglia, Giacinta decise di rendere impossibile la vita dei novelli sposi e quella dei suoi genitori. Ben presto il suo atteggiamento ha portato il padre a prendere una decisione drastica: chiuderla in un convento. La giovane è riuscita a scappare, ma il padre l’ha fatta catturare e fatta scortare nuovamente al convento dicendole che quello sarebbe stata la sua casa per tutta la vita.

La giovane nobile comprese di non avere scelta ma disse al padre che avrebbe accettato la sua decisione solo se gli avesse permesso di continuare a vivere nel lusso. Per 15 anni Giacinta si vestì con le sete più raffinate e mangiò i piatti più prelibati, poi qualcosa la convinse che quella vita fatta di frivolezze era sbagliata: costretta a letto da una malattia, ricevette il suo confessore che le disse che il suo modo di vivere la rendeva più simile ad una seguace del demonio che non ad una devota a Dio. Quelle parole la toccarono così a fondo che quando si riprese confessò a tutti i suoi peccati e cominciò a vivere come una vera suora.

Da quel momento in poi la sua vita fu dedicata totalmente a Dio ed ai poveri a cui donava denaro e cibo, molte volte privandosi del proprio pasto. La sua conversione convinse Dio a darle la facoltà di capire l’animo della gente e quella di fare dei piccoli miracoli. Il giorno della sua morte l’aura di santità attorno alla sua figura era tale che durante la veglia funebre dovettero cambiarla d’abito tre volte poiché i fedeli continuavano a strapparne pezzi per conservarli come reliquie.