A Cuba storico incontro Francesco-Kirill. Il Messico aspetta il Papa

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Poco dopo le 8.00 Papa Francesco è partito dall’aeroporto romano di Fiumicino per il suo 12.mo viaggio apostolico. Prima tappa Cuba per lo storico incontro con il Patriarca ortodosso russo Kirill all’aeroporto dell’Avana. Una dichiarazione comune suggellerà l’incontro di un paio di ore tra il Papa e il Patriarca: un segno del dialogo tra cattolici e ortodossi. In seguito il Pontefice proseguirà per il Messico dove rimarrà fino al 17 febbraio, per poi rientrare in Vaticano il giorno successivo. Motto del viaggio, “Missionario di misericordia e di pace”. Ieri mattina, come di consueto, alla vigilia di un viaggio apostolico, la visita di Francesco alla Basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Papa si è raccolto in preghiera di fronte all’icona di Maria Salus Populi Romani.

Questa mattina, l’auto papale si è fermata in pista, a pochi metri dall’airbus A330-200 dell’Alitalia, battezzato “Giotto”. Papa Bergoglio, sempre con la consueta borsa nera nella mano sinistra, è stato accolto, tra gli altri, da mons. Gino Reali vescovo di porto e Santa Rufina, dal presidente dell’Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, dal presidente di Enac, Vito Riggio, e da altre autorità civili e militari, con le quali si è intrattenuto cordialmente. Subito dopo, il Pontefice, sorridente, è salito sulla scaletta, e prima di entrare nel velivolo ha salutato i presenti con un ampio cenno della mano.

Sul viaggio del Papa il servizio del nostro inviato, Alessandro Guarasci:

“Yo prometo un viaje a México como se lo merece!
Io prometto un viaggio in Messico come il Paese merita!”

Il viaggio del Papa entrerà nel cuore nell’anima del Paese. Il Pontefice, infatti, oltre alla capitale Città del Messico toccherà il Sud e il Nord, percorrendo quasi 3.600 chilometri, di cui almeno 400 in papamobile, il che fa pensare a enormi bagni di folla, anche perché il Messico, tra gli Stati latinoamericani, è forse quello con l’identità cristiana più marcata. In queste ore stanno comparendo nei punti nevralgici di questo stato grande sette volte l’Italia, cartelloni che celebrano la figura del Pontefice.

Visitando la basilica di Nostra Signora di Guadalupe, il Papa confermerà il Paese nelle fede; poi ci saranno gli incontri con gli immigrati al confine con gli Usa e con gli indigeni nel Chiapas, la visita in un carcere di massima sicurezza. Alla Messa a Ciudad Juarez saranno presenti anche i parenti di alcuni dei 27.000 desaparecidos, vittime della guerra tra bande di narcotrafficanti, e dei femminicidi.

E ancora, il confronto con i vescovi nella cattedrale della Capitale, nell’ottica di una Chiesa sempre più in uscita verso tutte le periferie. Attenzione anche alle famiglie sempre più attratte dal consumismo. Ma poi ci sarà il momento del dialogo con i giovani. Il rischio per molti è di cadere nelle maglie della criminalità, ma la Chiesa da anni fornisce il suo aiuto. Don Manuel Zubillaga, già responsabile Caritas a Città del Messico:

“Le località dove ci sono le parrocchie sono i posti dove si può intervenire nella rete sociale alla quale appartengono questi giovani. Penso che non pochi preti siano presenti in queste reti sociali dei giovani, ma non hanno visibilità”.

Sul fronte dei numeri, sono quasi 400 mila i volontari che in tutto il Paese stanno collaborando a questo evento. Almeno ventimila i componenti delle forze dell’ordine che veglieranno sulla sicurezza del Papa anche se non sembrano esserci preoccupazioni particolari. Un milione e 100 mila i biglietti distribuiti per le celebrazioni, ma in tanti vogliono partecipare anche se non hanno l’agognato tagliando.

fonte: radiovaticana