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Cronaca di tutti i giorni: il crocifisso conteso

Crocifisso-Foggia

Proprio nei giorni in cui fervevano i preparativi per festeggiare Sant’Antonio di Padova, nell’omonima chiesa di Foggia, si è scatenata una seria diatriba tra i fedeli e il parroco, a causa di un crocifisso e della sua collocazione.

Pare sia il sacerdote a voler spostare il simbolo della nostra fede e a volerlo sostituire con una corona misterica neocatecumenale, ossia una composizione di icone sacre.
Lui è don Roberto Nesta ed ha gusti diversi, rispetto al resto dei fedeli della parrocchia!
Il parroco vuole rimuovere il crocifisso, opera in bronzo di Padre Guglielmo Schiavina, che rappresenta una suggestiva immagine di Cristo in croce, che muove una mano verso il cielo.

Sono stati i fedeli a protestare, raccogliendo, per ora, oltre 1500 firme e diffondendo la contesa in Web.
La notizia ha fatto rapidamente il giro dei Social, tanto che ora è stata preparata una vera e propria petizione on line.
Dalle notizie trapelate, sembra che, alla fine, si tratti solo di un problema di stili e di gusti personali e che le icone scelte dal sacerdote cozzino, secondo l’opinione dei fedeli, con la struttura della chiesa.

Se di stile si vuole parlare, diciamo anche che la composizione di icone, che don Roberto Nesci vorrebbe nella sua chiesa, è di 12 metri per 16 (un’opera non da poco), realizzata gratuitamente e per fede, da pittori professionisti, perché raffiguri tutti i Misteri della vita di Cristo.

Don Roberto Nesta, infatti, replica: “Le immagini ritratte nella corona misterica sono bellissime, il cui scopo è quello di creare un’aula liturgica bella e accogliente, in cui facilitare l’incontro con Dio. Mi preme anche evidenziare che il crocifisso non verrà rimosso, ma troverà spazio in una piccola cappellina, all’interno della stessa chiesa”.

E allora -ci verrebbe da dire- qual è il problema? Abbellire una chiesa, secondo la propria devozione non è condannabile; modificare la disposizione delle figure sacre, a seconda dei periodi liturgici, nemmeno.
Il problema è -forse- la stima che si dovrebbe avere per il parroco e la fiducia nella sua figura di guida spirituale.

E’ anche risaputo che ogni sacerdote cura la propria chiesa (quella che gli viene assegnata dalla Diocesi, per un certo periodo), secondo ciò che crede meglio per la comunità. Il suo successore farà altrettanto.
Del resto, in chiesa si va per pregare e, quasi mai, per apprezzarne la struttura o lo stile; del resto molti cristiani pregano anche davanti ad un crocifisso immaginario, perché non hanno la possibilità di avere un luogo di culto in cui recarsi.

Antonella Sanicanti

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