Si registra un netto aumento di persecuzioni nei confronti dei cristiani: ecco quali sono i Paesi del mondo in cui la situazione è più drammatica e dove la fede cristiana, oggi, è diventata una scelta eroica.

Secondo i dati riportati dall’Ong Porte aperte/Open Door negli ultimi due anni si è registrato un significativo aumenti dei casi di cristiani perseguitati. La cifra complessiva stimata raggiunge e forse anche supera i 380 milioni di persone.
L’incremento è di 15 milioni rispetto agli anni immediatamente precedenti. Le persecuzioni variano di intrensità e si va dalle discriminazioni alle minacce, ci sono abusi fino a sfociare a violenze fisiche e all’uccisione.
Si considera che oltre 4 mila e 500 cristiani perdono la vita in Africa, con una media di 12 al giorno. Senza contare quelli che vengono rapiti e tenuti in stato di prigionia. Inoltre ci sono gli attacchi alle chiese, alle scuole e agli ospedali cristiani. Si tratta di una situazione sempre più drammatica che va analizzata a fondo.
Cristiani perseguitati nel mondo: i Paesi più pericolosi
I luoghi del mondo in cui il fenomeno della persecuzione dei cristiani si verifica in misura maggiore e con espressioni di evidente pericolosità sono ben 13. In alcuni Paesi si raggiungono vette di intolleranza religiosa e le conseguenze sono devastanti.

Il Paese in cui vivere da cristiani è decisamente più difficile e i cui rischi sono estremi risulta essere la Corea del Nord. Lì non è possibile professare apertamente e liberamente la propria fede, ma si può solo praticarla in clandestinità.
Si stima che oltre 70 mila cristiani vengono imprigionati e condotti in campi di lavoro forzato. La situazione è davvero grave e coinvolge in misura solo di poco inferiore anche altri Paesi. In una sorta di classifica di pericolosità per i fedeli si colloca la Somalia, lo Yemen, seguiti dalla Libia e dal Sudan.
Tra i 13 Paesi in cui vivere da cristiani è un continuo rischio anche della vita c’è anche l’Eritrea, la Nigeria, il Mozambico e l’Afghanistan. Si verificano non pochi omicidi di cristiani per mano di musulmani che li vedono come una forte minaccia.
Non è diversa la situazione in Arabia Saudita e nel Myanmar. Pure l’Asia centrale offre uno scenario alquanto preoccupante con Kirghizistan e Kazakistan come Paesi ad alto rischio per tutti i battezzati. Non sono da dimenticare neppure l’India e il Nicaragua dove ci sono stati degli allentamenti e leggere aperture solo grazie all’intervento di Usa e Canada con l’imposizione di sanzioni.
In clandestinità come agli albori del cristianesimo
Le condizioni in cui si trovano i cristiani dei primi secoli, quando il cristianesimo era nascente, sembrano ripresentarsi, seppure in forme diverse, ma con scenari simili come la clandestinità. Il cristiano è chiamato al martirio, che significa testimonianza. Testimoniare la fede anche a costo della propria vita fisica è quanto viene richiesto in determinate circostanze.

L’odio verso la fede può arrivare a livelli estremi e non stupisce che anche in questo millennio si verifichi con situazioni che richiedono una scelta totale fino al versamento del sangue. Costituendo un’ esigua minoranza in questi Paesi i cristiani non solo non godono di nessuna protezione, ma sono completamente esposti a ideologie e teorie irrazionali e basate sull’odio.
La libertà di fede, se non completamente annullata viene ridotta a livelli molto netti. In Corea del Nord, che detiene il primato quanto a misure persecutorie, per i cristiani è vietato riunirsi per la preghiera e praticare liberamente il culto. Non è consentito svolgere alcuna vita ecclesiale e l’esistenza dei campi di lavoro forzati, in cui vengono rinchiusi coloro che sono stati scoperti in quanto cristiani è un crimine la cui esistenza al giorno d’oggi appare impensabile.
Condizioni che nel mondo occidentale ci appaiono gravi, dando per scontati diritti consolidati che in questi Paesi non sono neppure presi in considerazione. È un dramma che sembra acuirsi invece che ridimensionarsi stando ai dati e sicuramente è fonte di enorme preoccupazione, come già da qualche anno sostiene papa Francesco







