Una Cristiana può essere femminista?

 

 

     FEMMINISTA O CRISTIANA

Mi preoccupa molto rendermi conto che la cosa a cui bisogna stare più attenti è l’informazione, la mascherata che nasconde una mala intenzione dilagante.

Mi spiego meglio: sempre più di frequente passano sui Social delle notizie che sembrano voler aprire il cuore alla massima solidarietà, nei confronti delle categorie violate, ma in effetti vergognosamente nascondono tranelli per intrappolare le masse e coinvolgere più gente possibile in campagne pubblicitarie, per questo o quel personaggio pubblico, per questa o quella corrente di pensiero. Il messaggio sembrerebbe chiaro e amorevole e si veste sempre di una qualche ideologia super partes, ma, ad una seconda occhiata, risulta fuorviante e ambiguo. Semplicemente cela un’altra verità, un secondo fine, insomma, mira a portarci molto lontano dalla vera carità, intesa come amore verso l’altro, verso la vita stessa, mentre ci strappa dei “Likes”, facendo perno sulla nostra buona fede.

E’ questo l’eclatante caso di alcune pagine che mostrano slogan e dichiarano l’intento di voler difendere le donne e i bambini, di denunciare gli abusi, le vili azioni violente perpetrate sui minori, sulle mogli, invece nascondono messaggi femministi.

Mi fanno paura tutti quei termini che finiscono in “-isti”, come femministi, maschilisti, integralisti, estremisti … perché tentano di uniformarci ad una visione unilaterale su certi argomenti. Ci invitano a mettere i paraocchi, a non ascoltare l’altrui pensiero, precludono ogni possibilità di dialogo o di integrazione di intenti tra culture o, semplicemente, tra opinioni diverse. Mirano ad impedire ogni ragionamento fondato sulla conoscenza della diversità e sulla comprensione, imponendo degli standard, e questo è molto pericoloso. E’ questo che, nel corso della storia, ha generato i peggiori gruppi razzisti e persecutori, le guerre più sanguinarie.

Allora ci si deve chiedere, tornando al punto precedente: si può essere femministi se questa corrente affonda i propri presupposti su principi come il diritto all’aborto e al controllo delle nascite? Senza indagare più di tanto, si capisce benissimo che l’unica possibile risposta per un cristiano è “no”, un secco “no”. No, perché l’uomo non è Dio e mai decide della vita; no, perché ogni essere umano ha diritto di venire al mondo; no, perché non si può impedirlo per tornaconto personale, perché non si è pronti ad essere genitori -mentre lo si era per fare sesso, perché un figlio impedisce la carriera. No, perché nessuna legge ci può autorizzare all’egoismo; no, perché, se una parte del mondo è talmente avara da non voler spartite il pane con nessuno, non deve essere lecito controllare le nascite, col pretesto di ridurre la povertà.

L’informazione arriva ad ognuno di noi, l’approfondimento è la chiave di svolta, è il potente mezzo per combattere l’ignoranza e il sopruso, per evitare di sostenere, senza volerlo, correnti di pensiero che poco si conciliano con nostro essere cristiani, amorevoli, misericordiosi, aperti ai diversi credi, disposti a perdonare e a comprendere, a difendere sempre e per sempre la vita. Nessun bene è più prezioso. Prendiamo posizione, senza timore.

Donne, nessuno violi i nostri diritti, ma non dimentichiamo che il nostro principale diritto è mettere al mondo altre vite! E’ troppo facile ottenere 10.000 likes e più sui Social, quando si mostra solo il lato migliore, come fanno quelli che usano la foto di un divo per immagine di profilo, perché quella della carta d’identità non piacerebbe a nessuno.