Le manifestazioni e le proteste contro le chiusure volute dal nuovo Dpcm sono partite, sì, da Napoli, ma si sono poi espanse in tutta Italia.
Ma a Napoli la situazione è leggermente diversa dalle altre città d’Italia: “Qui la camorra è sempre in agguato”. A parlare è Monsignor Tonino Palmese.
Una città dove il popolo arranca e, di questo, la camorra ne approfitta sempre e a pieno. Con queste parole, Monsignor Tonino Palmese, vicario episcopale per la Giustizia e la Carità dell’Arcidiocesi di Napoli, descrive la situazione incandescente della sua città.
Scenario preoccupante dal punto di vista della diffusione del Coronavirus è proprio la città partenopea, ma quello che tende più a preoccupare è l’aggravarsi della situazione economico – sociale con l’avvento delle nuove chiusure e restrizioni volute dal Dpcm. “Non ci troviamo di fronte a una situazione in cui c’è chi ha ragione e chi ha torto.
Noi siamo in un contesto in cui quelle che dovrebbero essere le leggi di un Paese civile si scontrano con una realtà che arranca dal punto di vista lavorativo” – ha dichiarato Monsignor Palmese in un’intervista a Vatican News.
Una questione grave, una situazione incandescente che nessuno può più far a meno di non guardare o di non conoscere. “La questione grave è che qui c’è il pericolo delle infiltrazioni della criminalità che si fa garante di prestiti o di prossimità, ma che poi diventa delittuosa e davvero pesante sulla schiena della popolazione” – ha commentato Palmese – “Alla camorra non interessa scendere in piazza, interessa invece sapere che la gente resti affamata; attende all’angolo della strada il cadavere che passa per poterlo rianimare“.
La verità è sotto gli occhi di tutti, ma molti fanno finta di non vedere, lasciando che la camorra continui ad avanzare: “Mi preoccupa la sfiducia della brava e povera gente […] Ma il governo ha annunciato ristori economici contestuali alle restrizioni. Come si può non credere a queste promesse!
Però, posso dire che questo non è accaduto con la cassa integrazione. Noi abbiamo aiutato centinaia di famiglie che hanno avuto solo i primi due mesi, quelle più fortunate” – ha continuato il Vicario episcopale.
Se da un lato c’è la comprensione delle chiusure per l’avanzata del virus, proteggere la popolazione, dall’altra c’è invece la preoccupazione piena di un popolo che può morire non di Coronavirus, ma di fame: “Io capisco la fatica di vivere questo tempo, ma è anche vero che tutti dobbiamo tirare la cinghia molto di più […]
Il primo nemico da combattere è il virus, ma subito dopo c’è il disagio sociale ed economico. Se non facciamo un patto chiaro su questa questione è evidente che ci disperdiamo” – ha concluso Monsignor Palmese.
Parole forti che non possono restare inascoltate.
Fonte: vaticannews.va
ROSALIA GIGLIANO
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