Così Dio ha trasformato la mia vita.L’Ex chitarrista di Vasco Rossi Nando Bonini racconta

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La storia di Nando Bonini, da una “Vita spericolata” all’impegno cristiano. La conversione con la direzione del musical su San Francesco di Concita De Simone

Che relazione c’è tra chi si affida totalmente alla Provvidenza e chi desidera una “Vita spericolata”? La risposta è nel curriculum di Nando Bonini, autore del musical “Pane e Paradiso… come don Guanella” ispirato alla spiritualità e alla missione del Beato Luigi Guanella, nonché chitarrista del rocker Vasco Rossi per oltre 10 anni.

Musicista, compositore, autore, arrangiatore, Nando Bonini si affaccia alle opere di carattere religioso già nel 1995, quando, su commissione di alcuni amici, compone un musical sulla vita di San Francesco. I tempi non erano ancora maturi, ma per Nando, che nel 2001 sarebbe diventato terziario francescano, quella artistica è stata comunque un’occasione di riflessione interiore.

Con gli anni ha collezionato diversi progetti musicali di ispirazione cristiana: il recital “Una donna vestita di sole”, dedicato alla figura della Madonna, nel 2002; “Marietta. Tutto per amore di Dio” sulla vita di Madre Francesca Rubatto, fondatrice delle suore cappuccine, nel 2004; “Maddalena” sulla storia di Maria di Magdala, nel 2006; “Medjugorje. Batte un cuore speciale” nel 2007. E mentre sta ultimando di lavorare a un musical commissionato dal Cav sul tema dell’aborto, in uscita nell’aprile 2009, eccolo anche a Roma per la rappresentazione di “Pane e Paradiso”, sabato 22 novembre alle ore 20.30 presso il Centro Congressi SGM, Pie Discepole (via Portuense, 741).

Com’era lavorare come chitarrista di Vasco Rossi per i suoi dischi e le tournée? Che tipo di vita conducevi?
Lavorare per una situazione così grossa, a livello professionale, era ed è, per chi fa il mio mestiere, un punto alto della carriera. Piaccia o no, Vasco è come la Ferrari: un posto privilegiato in tutti i sensi, sia per l’aspetto economico, che per la gratificazione personale. Il tipo di vita che svolgevo era sotto certi aspetti molto bello, e mi riferisco alla bellezza di fare musica e di farla nel modo giusto con un organizzazione perfetta che ti mette in condizioni di lavorare molto bene. L’altro aspetto, quello che c’è intorno alla musica, che io chiamo il contorno, è tutto ciò che uno immagina da fuori guardando al mondo dello star system: “bella vita, soldi, sesso, droga & rock’n roll”. Ecco questo è l’aspetto negativo. Ma non sto giudicando nessuno, se non me stesso che ho vissuto questa cosa in prima persona. “La vita spericolata”, in questo caso, vuol dire buttarsi a capofitto in situazioni che apparentemente ti rendono felice e appagato, ma che in realtà ti svuotano completamente dai veri valori della vita. Tutto è esagerato, tutto è tuo, tutto ti abbaglia e poi questo bagliore ti rende cieco in altre cose; conta solo quello che ti porta a essere famoso e ricco, l’egoismo e la superbia prevalgono, vivi solo per te stesso. Prima cercavo di farmi strada scalpitando da ogni parte e con chiunque per farmi una posizione nel mio ambiente, anche se devo ammettere che gomitate per passare avanti non ne ho mai date. Andavo avanti semplicemente con dedizione, studio, applicazione, ore ed ore di lavoro nella musica; questo ti porta ad essere apprezzato dagli altri. Ripeto, l’errore è poi sentirsi arrivati e vivere solo in funzione di questo stato di popolarità.

All’epoca, come hanno fatto a convincerti a fare il musical su San Francesco? E poi, cosa è accaduto?
Il musical su San Francesco è stato l’inizio, per me in modo inconsapevole, di un cammino che ora continua e prosegue fino a quando Dio vorrà. Il Signore ha usato il mio peggior difetto in quel periodo, la vanagloria, per farmi avvicinare alla fede. La storia è lunga e non posso raccontarla tutta, ma in breve accettai l’incarico perché mi mancava nel curriculum la direzione artistica di un musical, che significa la gestione di tante persone, le musiche, le scenografie, ecc. Insomma, un lavoro dove mi vedevo a capo di tutto. In realtà, poi, per realizzarlo mi sono dovuto documentare su San Francesco; ho comprato le Fonti Francescane, poi nelle Fonti ci sono citazioni dal Vangelo ed il Vangelo in casa da me non c’era più da quando ero ragazzino. Insomma, per fare bene quel lavoro dovevo prepararmi, ne andava della mia reputazione di musicista affermato. Le informazioni che prendevo, però, non erano semplici notizie, ma la Parola di Dio. E Dio, quando parla, ti parla al cuore, permette che, piano piano, quelle parole lette rimangano dentro e facciano riflettere.

Quando e perché sei diventato terziario francescano?
Esattamente era il 13 maggio 2001. Con mia moglie Marina abbiamo fatto la professione nell’Ordine Francescano Secolare con la promessa di impegnarci a vivere il Vangelo alla maniera di San Francesco, che non è né più né meno alla maniera di Gesù Cristo, cercando di applicare alla nostra vita il Vangelo pur essendo persone sposate e con una vita, un lavoro, un’esistenza normale come tutti gli altri, semplicemente cercando di mettere più attenzione cristiana nelle cose di tutti i giorni che ci restano da vivere.

Oggi che ormai la notizia si è sparsa, il fatto di essere un credente praticante ti ha creato problemi o è stata un’opportunità?
Non ho praticamente mai parlato di fede con i miei vecchi colleghi; ora semplicemente sanno e rispettano il mio percorso di conversione. Problemi solo con me stesso, perché essendosi sparsa la voce, tutti pensano che io sia diventato una brava persona e questo mi pesa quando mi ritrovo con la mia coscienza a commettere errori che deludono le aspettative di chi mi vede in questo modo. Opportunità tante, ma la più bella è quella di rivedere la mia vita completamente rinnovata. Sto rivedendo tutto con gli occhi della fede e scopro quante cose cambiano di significato o prendono un significato. È come essere un po’ bambini, guardare il mondo e scoprirlo con stupore. È bello!