Che cos’è la perfetta letizia? Lo spiega San Francesco




“Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.” Lettera di San Giacomo 1, 2–4

Scopriamo con San Francesco che cosa è la perfetta letizia. E lasciamo ognuno meditare su se stesso e la propria vita.

La versione che segue è attribuita allo stesso Francesco ed è quindi precedente a quella molto più conosciuta dei Fioretti che sono del 1300 ovvero dopo che erano state fatte sparire le prime leggende (parola che a quel tempo voleva dire biografie) e quando le sole Leggende che circolavano erano la Maggiore e la Minore di San Bonaventura, agiografie vere e proprie.
In questa prima versione traspare tutto il dolore di Francesco messo fuori dai suoi, è meno colorita di quella dei Fioretti ma, a mio avviso, molto più vera…forse troppo vera per essere divulgata come è quella dei Fioretti…

Della vera e Perfetta Letizia


Lo stesso fra Leonardo riferì che un giorno il beato Francesco , presso Santa Maria degli Angeli, chiamò frate Leone e gli disse: “Frate Leone, scrivi” questi rispose: “Eccomi, sono pronto”. “Scrivi- disse – quale è la vera letizia “
”Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’ordine; scrivi: Non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia”.
”Ma quale è la vera letizia?”
”Ecco, io torno da Perugia e, a notte fonda, giungo qui, ed è inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo del ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: “Chi è?”. Io rispondo: “Frate Francesco”. E quegli dice: “Vattene, non è ora decente, questa, di andare in giro, non entrerai”. E poiché io insisto ancora, l’altro risponde:
”Vattene, tu sei un semplice e un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”.
E io sempre resto davanti la porta e dico: “Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte”.
E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”.
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima”.
Fonti francescane 278