Cosa pensano gli italiani dell’utero in affitto? Ecco cosa rivela un sondaggio

Dopo un periodo di clamore mediatico dovuto alla decisione di Niki Vendola di portare in Italia il figlio che lui ed il compagno hanno avuto attraverso la discussa pratica della maternità surrogata, ecco che l’argomento scompare totalmente dai radar. Viene quindi logico chiedersi cosa ne pensano gli italiani e sopratutto i giovani (dato che la possibile approvazione futura di una simile legge riguarderà principalmente loro) di questa pratica.

Il modo, l’unico, per conoscere il parere degli italiani è quello di sottoporli ad un sondaggio. Sondaggio che c’è stato ed è stato fatto grazie all’iniziativa di ‘Rete1ottobre‘ su un campione di 800 ragazzi e ragazze a partire dai 18 anni. Ciò che emerge dal sondaggio è che la maggior parte dei ragazzi è contro ad una tale pratica, in particolar modo se questa è tesa a generare un lauto profitto per le cliniche e le agenzie che si occupano di queste natalità su richiesta.

I dati emersi parlano chiaramente: sono ben il 48 % i soggetti che sono dichiaratamente contro alla approvazione di una legge sulla maternità surrogato con qualsiasi modalità, a cui si deve aggiungere un 23% che si è detto contrario se la pratica viene effettuata dietro compenso economico. Affermazione che equivale ad un no dato che chi spinge per l’approvazione di una tale legge pensa anche a trarne un cospicuo profitto così come accade all’estero. Ci troviamo, quindi, davanti ad un 71% di soggetti contrari alla legalizzazione ed alla conseguente commercializzazione della maternità surrogato ed il restante 29%?

Di questa percentuale solo il 18% sarebbe favorevole ad un pagamento o ad un rimborso spese. Interessanti anche i dati a livello pratico, ai sondati, infatti, è stato chiesto se in caso di infertilità ricorrerebbero a tale pratica e la risposta anche in questo caso è stata principalmente negativa: il 61% dei soggetti preferirebbe ricorrere all’adozione, il 24% ricorrerebbe alla fecondazione assistita (85% non vi ricorrerebbe) e c’è anche una percentuale discreta (19%) tra questi che rinuncerebbe a figli ottenuti non naturalmente.

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