Cosa è bene sapere per non cadere nella trappola delle “catene”

Quante volte arrivano, via sms o su WhatsApp. C’è chi ci casca e inizia a inoltrare questi messaggi. Perché è importante essere consapevoli che si tratta di un circolo vizioso dal quale stare lontano?

Dare a tutto ciò anche il nome di un Santo, le fa sembrare come qualcosa di positivo. Ma così non è. Cerchiamo di capire.

libertà dalle catene
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Una “catena” di messaggi

Chi di noi non l’ha mai ricevuta, almeno una volta nella vita. Stiamo parlando delle famose, quanto anche fastidiose, “catene di Sant’Antonio”. Erroneamente, quando leggiamo il nome di un Santo pensiamo subito a qualcosa di religioso, ma non è così.

Tante sono le domande che i fedeli rivolgono ai sacerdoti o ai teologi circa l’uso di queste pseudo catene poiché, molte volte, sono corredate anche da immaginette dei santi con annesso messaggio di preghiera per ricevere delle grazie: “Queste catene non hanno nulla da spartire né con la fede cristiana né con i santi” – rispondono i teologi.

Queste catene fanno leva sulle persone più deboli, su quelle che sono facili preda di paure, ma non hanno niente a che fare con Dio. “Esse, infatti, non si fondano sulla parola di Dio e la pratica del Vangelo, ma su improbabili forze oscure e vendicative che agirebbero in base al numero e alla materiale esecuzione di alcuni precisi gesti” – continuano.

La Chiesa afferma che si basano sulla sola superstizione

Molto spesso, queste vere e proprie catene di messaggi, da qualsiasi posto esse provengano, arrivano anche ad offendere Dio stesso, poiché oggetti di superstizione. Come afferma, anche, il Catechismo della Chiesa Cattolica, la superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone” e, pur se si presenta come mascherata sotto il culto che ognuno di noi rende a Dio, è sempre un qualcosa nella quale noi non dobbiamo cadere.

Ma perché utilizza il nome di questo santo così celebre e diffuso? Sant’Antonio è considerato uno dei santi oggetto di maggiore devozione popolare e, utilizzarlo per far sì che tali messaggi vengano più volte copiati e ricopiati e poi diffusi, è “servito” per questo scopo.

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La storia delle “Catene di Sant’Antonio”

All’inizio del XX secolo erano diffuse lettere che iniziavano con “Recita tre Ave Maria a Sant’Antonio” e proseguivano descrivendo le fortune capitate a chi l’aveva ricopiata e distribuita a parenti e amici e le disgrazie che avevano colpito chi invece ne aveva interrotto la diffusione.

Ancor più antica è la versione che circolava durante la prima guerra mondiale sotto forma di preghiera per la pace, che fu interpretata da ministri e funzionari di pubblica sicurezza come propaganda nemica da sopprimere.

Insomma: dal classico foglio di carta, per passare al messaggio, fino a Whatsapp. Tutto questo per pura e sola superstizione che, ripetiamo ancora una volta, come i teologi ci hanno specificato, “queste catene non hanno nulla da spartire né con la fede cristiana né con i santi”.

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