E’ corretto parlare su FB delle proprie faccende private? A noi francamente sembra assurdo

Sembra sin troppo facile ribadirlo, ma non è mai scontato: i cristiani hanno in Dio una meta da raggiungere, che scandisce i passi della giornata e degli anni.

Troppo spesso, invece, chi non riesce a fidarsi di un Dio che non vede, non da un senso alla vita, la fa scorrere e basta, pensando che tutto sia lecito e significativo, senza nessuna conseguenza.

E’ questo un pensiero che viene alla mente immediatamente, quando si legge di madri che hanno visto svanire il rapporto coi propri figli, probabilmente perché, a loro volta, non hanno saputo coltivarlo.

E qualche volta, chi ne ha la possibilità, affida il proprio malessere alle cronache rosa e ai Social.

Su un giornale napoletano e poi anche su Facebook, si è svolta una diatriba tra una nota cantante e la propria figlia. Un discorso che doveva forse rimanere privato, chiarirsi in intimità, più che esprimersi nella voglia di uno sfogo pubblico.

La donna denunciava il comportamento della figlia quattordicenne, che fa uso di droga e alcool, nei locali notturni, in cui spesso i giovani si rifugiano in cerca di sballo. Secondo le parole della madre, tra l’altro, la figlia, poco più che bambina, in questi luoghi si concede troppo facilmente.

Le parole della donna -dice lei- erano uno modo per chiedere sostegno e avvisare altri genitori, perché siano attenti ad evitare la stessa sorte ai loro figli, in quell’età così difficile e problematica, come l’adolescenza.

Le dichiarazioni hanno avuto un immediato seguito su Facebook, dove la stessa ragazza ha prontamente accusato la madre -e non senza motivo- di aver parlato delle sue debolezze ai lettori, facendole seriamente notare che, quando un figlio si smarrisce, forse quello da rieducare ai valori è il genitore, in primo luogo: “Una volta per tutte, cara mamma, come vedi la gente ragiona un po’ più di te, che stai a perdere tempo appresso ai giornali.”.

“Dopo questa figuraccia, hai deciso di scusarti e ti sei resa conto che la colpa non era tutta mia. Magari questa lezione mi avrà insegnato qualcosa, ma arrivare a questo punto è stato tragico, sono fragile e lo sai che amo solo te mamma, nonostante tutto.”.

Poche parole, da cui trapela un disagio abissale, che forse era meglio gestire in altri luoghi, facendo in modo che la reciproca comprensione e accettazione, aiuti a ritrovare la vera e naturale dimensione del nostro essere e la si persegua, al di la delle mode e dell’età.