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Coronavirus, verso un’estate libera? Il parere dei medici

Gli ultimi numeri relativi al coronavirus ci incoraggiano. Sulla spinta degli industriali, il governo comincia a pensare alla fase due. Ma i medici invitano alla cautela.

photo by pixabay

 

“Qualche buon segnale lo si intravede, a partire dalla minore pressione sui Pronto soccorso che per me è decisiva”, ha affermato in un’intervista il professor Massimo Galli, direttore della malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.

Coronavirus, i dati positivi che incoraggiano

Nelle ultime 24 ore infatti in Italia si sono registrati il numero record di guariti, 2.099. Da diversi giorni i numeri parlano di un andamento positivo. Il numero delle vittime scende da quattro giorni, ed è il più basso dalla chiusura. Diminuiscono da cinque giorni anche i ricoveri in terapia intensiva, e il numero complessivo dei ricoverati. Tutto ciò, considerato l’incremento del numero dei tamponi, che hanno superato i cinquantamila.

Così Confidustria ha cominciato a fare pressione sul Governo e sul premier Giuseppe Conte, chiedendo di cominciare a pensare alla riapertura di alcune attività produttive. Lo stesso da parte degli industriali di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, quattro regioni le cui attività produttive rappresentano il 45 per cento del Pil nazionale.

Il professore Massimo Galli, direttore della malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano – sourceweb

La pressione degli industriali per la riapertura

Dei provvedimenti economici di cui si parla in questi giorni, però, le aziende non hanno ancora concretamente visto nulla. Si dovranno aspettare giorni, o forse settimane, affinché i contributi stanziati dal governo vadano a regime e possano arrivare alle imprese. Che invece hanno scadenze da rispettare, e pagamenti da compiere, in primis quelli dei propri dipendenti, nonostante la produzione sia ferma.

Quindi, per molti la riapertura potrebbe essere questione economicamente vitale. Ma i medici frenano l’eccessivo entusiasmo dell’esecutivo. Tutto “dipenderà dalla capacità di spegnere questi fuochi”, e in ogni caso “l’uscita sarà lenta e su questo dovremo riorganizzare la ripresa”, ha affermato Galli.

Il rischio di fare ripartire l’emergenza dall’inizio

“Il rischio di una ondata di ritorno è quanto mai concreto, nulla esclude, infatti, che il virus continui a serpeggiare tra la popolazione”, è l’avviso dell’infettivologo, che tuttavia ha confidato di sperare che per l’estate ci si possa definitivamente liberare dal virus.

Secca è arrivata anche la frenata da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Per l’Oms, la curva di discesa rappresenta “un rallentamento”, che non indica necessariamente l’uscita dall’emergenza. Il rischio è quello di compromettere le misure adottate finora: un nuovo focolaio significherebbe ripartire da capo, e prolungare anche i giorni di stallo produttivo.

Coronavirus, quando verranno riaperte le fabbriche?

In ogni caso, è certo che se anche ci sarà la riapertura non si tratterà di un “liberi tutti”, ma avverrà gradualmente, settimana dopo settimana, in base alla mappa del rischio. Su questa sta lavorando l’Inail. Il Paese verrà diviso in aree contrassegnate da diversi livelli di rischio, a cui corrisponderanno diverse misure di protezione da adottare.

Le farmacie sono in difficoltà per il coronavirus e c’è chi se ne approfitta – sourceweb

In tutto ciò, i sindacati hanno chiesto al governo un tavolo in cui si dovrà discutere della sicurezza dei lavoratori, e della loro salute. Che, nel caso le aziende riaprissero, va necessariamente tutelata. Ma il solo fatto che se ne parli ci fa sperare che quel momento sta arrivando. Ora bisogna solo non avere fretta.

Giovanni Bernardi

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