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Fase 3: li chiamano eroi ma il premio per gli infermieri è una vergogna

Li hanno chiamati per settimane “eroi”, eppure il premio che gli spetterà non pare altisonante quanto il titolo loro attribuito.

Tutti ricordano infatti le strazianti immagini di medici, infermieri e operatori sanitari distrutti dalle ore di lavoro, addormentarsi davanti al pc, piangere per la tensione e la paura di essere contagiati. Per settimane abbiamo visto i loro volti su tutte le televisioni e su ogni mass media.

La vergogna dell’aumento di 1 euro

Oggi, però, pare già tutto molto lontana. Quali fosse una storia d’altri tempi, in cui gli attacchi ai tagli alla sanità arrivavano da ogni parte, e gli infermieri erano le vittime del sistema ingiusto. Ci si chiede: il ringraziamento concreto di tutto ciò? Un euro di più nello stipendio.

È il caso, scandaloso, del premio attribuito agli infermieri dei servizi d’emergenza per il coronavirus deciso dall’Asp di Ragusa per gli operatori dell’ospedale Maggiore di Modica. L’ospedale è infatti stato utilizzato come hub di riferimento dell’area, e all’interno vi sono stati messi posti letto Covid-19.

L’indennità per gli infermieri post-coronavirus

L’indennità per gli infermieri, già prevista di 4,13 euro per ogni turno, passa così a 5,16 euro. Un aumento misero che non può che suonare beffardo, e mandare su tutte le furie gli operatori del settore.

Il provvedimento recita: “La prevista indennità già percepita dagli operatori del reparto di malattie Infettive o di servizi equipollenti, ai sensi dal vigente contratto, è sostituita da quella di migliore favore di 5,16 euro, da estendere a tutto il personale, inclusi gli operatori delle tende pre-triage”.

La memoria molto corta

La prova, vergognosa, della memoria molto corta della classe dirigente. Se fino all’altro giorno la classe politica non perdeva occasione per glorificare, giustamente, gli infermieri che si sacrificavano giorno e notte per l’emergenza del coronavirus, dall’altra hanno offerto loro ben poca cosa per tutte le fatiche compiute e i rischi assunti.

Si è parlato per settimane dei tagli alla sanità, e ora che gli infermieri chiedono un piccolo riconoscimento, all’improvviso diventano solamente dei “rompiscatole“. Le manifestazioni delle scorse settimane hanno messo in luce proprio questa triste problematiche. Ma gli effetti che ne sono scaturiti, purtroppo, paiono molto poco incisivi.

La storia che fa infuriare gli infermieri

Una storia che è rimbalzata di chat in chat, facendo parecchio discutere. Si tratta di venti euro al mese circa in più, praticamente il costo di una pizza. E se nessuno si aspettava chissà che contributo faraonico, la beffa è che alla fine dell’anno il rischio, quando il Ministero dovrà fare i conti con i bilanci striminziti, anche questo incremento sparirà.

Un incremento che di per sé rappresenta già un’offesa, visto che nelle regioni più colpite, ad esempio, un quarto degli infermieri sono rimasti contagiati. “Il nostro silenzio è per sottolineare come dalla Regione, in questi mesi di emergenza, abbiamo avuto soltanto silenzi”, affermava il sindacato degli infermieri Nursind lo scorso 30 aprile in piazza Torino, parlando della Regione Piemonte.

photo web source – archivio

Sottolineando che, durante il loro operato, mancava di tutto. Dispositivi di protezione, mascherine, senza contare turni massacranti, colleghi malati, paura di infettarsi. E che, parlando dell’aumento prospettato, grida: “Un aumento irricevibile“.

Giovanni Bernardi

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