Coronavirus, San Raffaele: dalla ricerca il farmaco che “funziona”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:43

Il San Raffaele: passi avanti nella cura al coronavirus, in particolare legati alla somministrazione dell’anticorpo monoclonale mavrilimumab.

ospedale san raffaele
photo web source: ilgiorno.it

Gli stessi anticorpi monoclonali che hanno portato le Iene ad accusare di conflitto d’interessi alcuni virologi come il prof. Burioni.  Questo farmaco, scrive il Giornale, “sarebbe in grado di ridurre la mortalità e migliorare la respirazione nei pazienti più gravi colpiti da polmonite ed iper-infiammazione sistemica”. Tutto ciò si evincerebbe da una ricerca italiana firmata dal San Raffaele di Milano, a cui è affiliata l’università dove insegna lo stesso prof. Burioni.

La ricerca del San Raffaele pubblicata su The Lancet

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Lancet Rheumatology, e si basa su di una sperimentazione condotta nei confronti di 39 pazienti dell’età media di 57 anni. Quasi tutti uomini che sono stati in ricovero nell’ospedale milanese tra marzo e aprile.

Il farmaco in questione, il mavriliumab, è un farmaco ad azione immunosoppressiva che è già stato sperimentato in passato contro l’artrite a cellule giganti. Questo agisce bloccando una molecola chiamata Gm-Csf, che è prodotta dal sistema immunitario. E che costituisce uno dei primi anelli della catena infiammatoria.

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Tredici pazienti hanno risposto positivamente

Ad alcuni dei pazienti coinvolti nello studio, tredici, è stata somministrata una singola dose del farmaco, per via endovenosa. Assieme alla terapia antivirale utilizzata in maniera standard contro il coronavirus. I restanti ventisei hanno ricevuto solamente la terapia standard, “con risultati considerati molto incoraggianti”, scrive il Giornale. Pari al 65 per cento di guarigioni.

Ma i tredici pazienti trattati con il mavrilimumab somministrato per via endovenosa hanno registrato un miglioramento clinico del cento per cento, afferma il reumatologo Giacomo De Luca. Che è anche l’autore dell’articolo. “Non si è registrato nessun decesso tra le persone che hanno ricevuto mavrilimumab, mentre nel gruppo di controllo il 27% dei pazienti non è purtroppo sopravvissuto alla malattia“, afferma.

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Il farmaco utilizzato in passato contro l’artrite

Il farmaco era già stato sperimentato e utilizzato, in passato, per l’artrite a cellule giganti. Uno dei centri in cui è in atto la sperimentazione sarebbe proprio il San Raffaele di Milano, nell’ambito del gruppo di lavoro del primario dell’Unità clinica di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare Lorenzo Dagna.

Dagna ha spiegato che “l’idea di bloccare la molecola Gm-Csf per contrastare Covid-19 è nata proprio dalla nostra esperienza sull’arterite a cellule giganti. Oggi siamo i primi al mondo a dimostrare che si tratta di una strategia sicura ed efficace in Covid-19″.

Ora una sperimentazione con un campione più alto

Il passo successivo sarà quello di verificare l’efficacia del farmaco rispetto ad esempio ad un placebo, ovvero ad una terapia medica in cui si somministra un finto farmaco ma che potrebbe dare effetti positivi solamente a causa di una reazione, diciamo, di tipo psicologica, o comunque di suggestione, da parte del paziente.

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Ora il San Raffaele ha avviato una collaborazione con l’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi e l’Irccs Policlinico San Donato per realizzare uno studio che valuti l’efficacia di mavrilimumab partendo però da un campione di pazienti più ampi di ventitre.

Giovanni Bernardi

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