Coronavirus: le piccole parrocchie d’Italia rispondono

Viviamo un momento molto particolare della storia. Stiamo chiudendo anche le nostre Chiese, per l’emergenza Coronavirus! Come possiamo reagire al meglio, noi cristiani?

Che sia un meccanismo mediatico o meno, che sia un allarme smisurato o meno, le precauzioni per non farsi contagiare dal Coronavirus vanno prese in seria considerazione.

Per evitare di ammalarsi, ma sopratutto di diffondere il Coronavirus e di portarlo nelle nostre case o tra coloro che sono più deboli di noi (immunologicamente parlando), è bene attenersi alle norme igieniche e alle distanze di “sicurezza”.

Coronavirus: rimanete a casa, ma pregate ogni giorno!

Per queste ragioni -per ragioni soprattutto di umanità e di rispetto reciproco- è assurdo assemblarsi o avallare esodi di massa. Siamo tutti sullo stesso spazio territoriale -perché questo pianeta non è poi così grande!- e respiriamo tutti la stessa aria! Anche se rimanere il più possibile a casa ci sembra un sacrificio enorme, ciò non ci impedisce certo di collegarci col resto del mondo. Disponiamo di telefoni smart e di Social, ma sopratutto abbiamo la nostra anima, indissolubilmente “collegata” ai nostri affetti più cari e al Signore.

Ci serve solo questo spirito di fratellanza e di unione nella fede per sostenerci. Per questo motivo -e specie nei paesi più piccoli- l’ora della Messa (non celebrata al pubblico) sarà scandita ugualmente dalle campane. Ogni cittadino potrà, dunque, “collegarsi spiritualmente” al sacerdote che, in quel momento, celebrerà lo stesso la Messa (anche se in solitudine o nella propria abitazione) e pregare con lui.

Coronovisus
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Se riuscissimo a percepire che, in ogni momento e in tutto il mondo, la Messa o qualche altra preghiera è innalzata al cielo da più voci, creeremo una catena umana di fedeli, le cui invocazione non resteranno certo inascoltate.

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Antonella Sanicanti

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