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Opinioni e Approfondimenti

Coronavirus, #iorestoacasa. Ma i poveri dove si riparano?

In questi giorni di emergenza legata al Coronavirus subito ci si è premurati di lanciare iniziative comunicative per affermare che #iorestoacasa. In pochi però si sono ricordati che, tra di noi, ci sono molti poveri che una casa non ce l’hanno.

Così ci si è resi conto che esiste un’emergenza nell’emergenza, quella dei senza fissa dimora. Presenti sul nostro territorio nazionale in più di 50mila, come certifica l’Istat, anche la carità ha dovuto interrompersi, bloccata dal decreto governativo. Ora però le associazioni cattoliche si rendono conto che in questo modo non va.

Tanti poveri oggi sono in strada

Tanti poveri che vivono nelle strade non sanno dove andare, a alcuni rischiano di morire persino di fame. Perché i luoghi in cui erano abituati a recarsi per l’elemosina, per contare su quel calore e quell’amore di molti cittadini, ora sono chiusi.

Tanti infatti giorno dopo giorno mettono in pratica l’insegnamento di Gesù nel Vangelo di Matteo. “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (25,31-46).

Coronavirus e senza fissa dimora: come fare?

Queste persone non sanno dove andare, per cui si è cominciato a chiedere seriamente: come affronteranno questo periodo drammatico? Dove andranno in isolamento, se non hanno una casa? Se le strutture sanitarie dove sono in cura, alla giornata per opera della Provvidenza, ora sono chiuse?

Queste persone quotidianamente sono costrette ad andare alle mense. E sono molte, di ogni etnia e provenienza, accomunate dal proprio camminare assieme ai fratelli che li assistono con opere di carità. Ma ora, per via delle disposizioni del Governo, queste mense sono state chiuse. Lo si è fatto per evitare assembramenti, ma non si è pensato che c’è chi può morire per mancanza di cibo, e di modi per procurarselo.

La carità prosegue, ma con grande fatica

O per il freddo derivante dal non avere un tetto dove dormire, se i centri di accoglienza ora sono chiusi. Oltre tutto, queste persone, avendo poca capacità di fronteggiare il virus, rischiano a loro volta di diventare oggetti di contagio. C’è bisogno perciò di uno sforzo di umanità, di non pensare soltanto alla nostra salute ma anche a quella dei più deboli e sfortunati, perché non hanno una casa o soldi per procurarsi il pane. Fortunatamente molte associazioni caritative continuano ancora il loro operato, ma con forti limitazioni e difficoltà di ordine pratico.

Matteo 25, 31-46

“Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”, risposero infatti i giusti a Gesù. E la risposta del Signore fu: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Ricordiamocelo sempre, nelle nostre preghiere e nelle nostre case.

Giovanni Bernardi

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