Il governo ha stabilito quali saranno i colori delle Regioni da lunedì prossimo, in base alla gravità dell’emergenza dovuta al Coronavirus.
L’ordinanza di oggi del ministero della Salute ha quindi stabilito che dall’11 gennaio ci saranno quattro regioni in zona arancione. Queste sono Lombardia, Veneto, Emilia, Calabria e Sicilia. Un’altra notizia è che al momento nessuna regione sarà in zona rossa. Tuttavia il commento che arriva dall’Istituto superiore di sanità non sembra essere del tutto incoraggiante.
L’Iss ha parlato di un “nuovo rapido aumento del numero di casi nelle prossime settimane” a meno che non vengano implementate “rigorose misure di mitigazione“. Di una situazione epidemiologica “in peggioramento”, con l’incidenza a 14 giorni che “torna a crescere dopo alcune settimane”, mentre invece “aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali”.
Si tratta di un avvertimento esplicito in vista di un nuovo lockdown a cui potremmo essere sottoposti a breve? Il timore è alto, e sono molti i segnali in quella direzione. Già da ben prima delle vacanze natalizie si parlava infatti dell’arrivo della ormai famosa “terza ondata” di febbraio, e i numeri diffusi ogni giorno dal “bollettino” sanitaria parlano di una situazione molto simile a quella dello scorso febbraio 2020.
A ciò si aggiungono i richiami dell’Oms in cui si parla di “situazione allarmante“, da cui ne consegue il “bisogno di fare più”. Proprio come accaduto pochi giorni fa prima in Gran Bretagna poi in Germania. Di conseguenza, c’è già chi suppone che se due dei Paesi più ricchi dell’Europa finiscano in lockdown, va da sé che presto arriverà anche il nostro turno.
Il governo ha spiegato di avere basato la sua ultima decisione ufficializzata da un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, quella di collocare quattro regioni in stato di “zona arancione“, centrandosi sui dati che emergono dal monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità.
Un altro aspetto che emerge dal monitoraggio dell’istituto è che l’indice Rt nazionale si trova ad essere “in aumento per la quarta settimana consecutiva e, per la prima volta dopo sei settimane”, al di sopra della quota 1. Queste regioni che sorpassano questo valore indice, considerato la soglia oltre cui non si è più in sicurezza, sono per l’appunto Calabria, Emilia-Romagna e Lombardia.
Oltre a queste, sei regioni lo superano nel valore medio, vale a dire Liguria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. Altre quattro si attestano su un valore più o meno uguale, e sono Puglia Lazio, Piemonte, Veneto. Di cui quest’ultima, il Veneto, con “un tasso di incidenza particolarmente elevato, rispetto al contesto nazionale”.
Infine l’analisi mette anche in luce che “il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni”, da cui ne consegue “l’aumento complessivo del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile”.
Al seguito di tutte queste analisi dettagliate e stranamente perentorie, nonostante la grande incertezza che si ha nei confronti di questo virus di cui si sa ben poco, riguardano ciò che ci succederà nelle prossime settimane.
Giovanni Bernardi
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