Coronavirus, Oms: “I sintomi stanno cambiando” – come difenderci

Il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra ha spiegato che i sintomi del Coronavirus si stanno diversificando quindi bisogna fare attenzione.

(Foto presa dal Web)

Lo stesso esperto ha spiegato che secondo i dati di uno studio cinese, gli italiani contagiati dal Covid-19 potrebbero essere già 3 milioni.

La fase 2 e l’utilità del test sierologico

Siamo entrati da poco nella fase 2 del lockdown e si cerca di capire quali siano le possibilità di evitare una seconda ondata di contagi. Di certo le disposizioni del governo (distanziamento sociale, mascherina e sanificazione degli ambienti) serviranno, se rispettate, ad evitare che si torni immediatamente alla fase d’emergenza vissuta a marzo. Tuttavia sarà necessario che il governo predisponga delle misure di pronto intervento che permettano di isolare l’insorgenza di nuovi focolai e permetta così alle altre regioni di continuare con la normale attività.

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Potrebbe tornare utile a controllare l’aumento dei contagi anche l’utilizzo del test sierologico. Questo permette di capire infatti se le persone hanno sviluppato gli anticorpi al coronavirus e dunque se sono stati contagiati anche in assenza di sintomi gravi. A tal proposito il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra ha dichiarato: “Lo screening con il test sierologico non è vincolato alla riapertura, ma ci permetterà di ricostruire la reale circolazione del virus”.

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Stanno cambiando i sintomi del Coronavirus

L’esigenza di ricostruire la reale circolazione del virus è data dal fatto che non tutti coloro che sono stati infettati hanno sviluppato dei sintomi gravi; possibile anche che ci siano alcune persone che non hanno proprio avuto sintomi. Ciò nonostante queste persone sono egualmente contagiose e sapere quante sono e quali persone possano aver infettato potrebbe essere vitale per evitare una seconda ondata.

Lo stesso Ranieri Guerra, intervistato da ‘Il Messaggero’, ha confermato che il numero di contagiati è molto più alto di quello ufficiale: “Non mi sbilancerei. Stando ai dati della Cina, però, siamo nel giro di qualche milione. Anche più di 3 milioni. Abbiamo regioni, molto popolose, che hanno avuto un attacco intenso del virus. Ma i valori saranno ovviamente molto differenti da regione a regione”.

Questo inoltre avverte della necessità di effettuare tamponi anche su persone che non presentano i classici sintomi del virus e ne spiega il motivo: “Andranno eseguiti a coloro che hanno una sintomatologia suggestiva che però, rispetto all’inizio, si è diversificata molto: mentre prima era una polmonite o una infezione polmonare, oggi invece la sintomatologia clinica per cui si ricorre al tampone è più ampia”.

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Luca Scapatello

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