La conversione segreta di Napoleone: vera o inventata?

L’opinione che si ha di Napoleone è quella del generale anticlericale e personaggio lontano dalla chiesa. La storia ci consegna un altro scenario.

La domanda è lecita: possiamo parlare di una conversione cristiana di Napoleone? Proviamo ad accostare il mondo della chiesa, dunque della spiritualità, a quello del generale che spesso, nell’immaginario collettivo, è considerato quanto di più anticlericale sia esistito e raccontato nelle pagine dei libri di storia.

La conversione segreta di Napoleone: vera o inventata?
Napoleone e la conversione durante il suo esilio – photo web source

Ad approfondire questo focus verranno in nostro aiuto tre fonti: la prima è una fonte diretta, parliamo infatti di alcuni scritti che l’Imperatore dei francesi redasse nel corso del suo esilio. La seconda fonte non è diretta, ma molto vicina al generale francese, ovvero la considerazione che ai tempi della sua morte si aveva e si percepiva in Italia: parliamo della celebre poesia, o meglio ode, che Manzoni scrisse in occasione del famoso cinque maggio. Infine, la fonte più vicina a noi riguarda le parole del cardinal Comastri sulla tematica trattata.

Napoleone: una conversione che sa di vero

Partiamo dalla domanda che ci siamo posti fin da subito: è una conversione vera? Il percorso del comandante, poi re e imperatore Bonaparte è chiaro ai più. Nel corso della sua vita, Napoleone non ebbe un rapporto felice col mondo ecclesiastico: spesso la sua politica e le sue scelte furono influenzate da ideali illuministici e da idee rivoluzionarie, che lo portarono a non vedere di buon occhio la chiesa e il suo insegnamento, salvo poi firmare un Concordato con essa nel 1801. Il Concordato vide la firma dell’allora pontefice Pio VII ed era finalizzato a riappacificare i rapporti molto tesi tra le parti, in particolar modo a seguito della morte di Pio VI, avvenuta in Francia, in periodo di prigionia.

Ma, allora, se mai Bonaparte si avvicinò alla cristianità, quando lo fece? Dobbiamo giungere agli ultimi anni di vita del politico francese per cercare risposte a questa domanda. Lo sfortunato esilio dell’imperatore nell’isola di Sant’Elena diede il tempo a Napoleone di riflettere su sé stesso e su ciò che lo circondava. Non a caso, risale proprio a questo periodo la redazione delle “conversazioni religiose”, date alle stampe in Francia a meno di vent’anni dalla morte dell’imperatore francese.

 La conversione segreta di Napoleone: vera o inventata?
Sarcofago dell’imperatore Napoleone – photo web source

“La prova dell’esistenza di Dio”

È proprio sfogliando le pagine del testo che ci si ritrova di fronte a un paragrafo che porta questo titolo: “La prova dell’esistenza di Dio”. Difatti, come si può leggere, una delle figure più vicine a Napoleone, il generale Bertrand, chiedeva a Bonaparte: “Sire, lei crede in Dio […] l’ha per caso mai visto?” La risposta dell’imperatore fu chiara. Egli rispose infatti che non è necessario vedere una cosa, perché “Ciò che si vede è l’effetto”.

A tal proposito è intervenuto più di una volta anche il cardinal Comastri, che nell’ambito di alcune rubriche trasmesse di recente ha parlato proprio di questo capitolo delle conversazioni. Anche il cardinale volle incentrare la sua attenzione sulle parole che Bonaparte offrì al generale Bertrand. Napoleone sosteneva ancora, come leggiamo nel testo tradotto di recente in italiano, che anche se mai aveva visto Dio, poteva ammirare le sue opere: il sole, la luna, le stelle, i fiori che sbocciano. Le parole di Comastri, riportate da “affari italiani”, ci restituiscono un’immagine del generale, che riesce a farci staccare da quel pensiero troppo spesso incollato alla figura del francese: “Nell’isola, si sgonfiò il pallone dell’orgoglio. Napoleone ritrovò la fede e si riavvicinò a Gesù”.

La conversione segreta di Napoleone: vera o inventata?
Napoleone a Sant’Elena – photo web source

L’autenticità delle parole e del testo

A rendere merito all’autenticità del testo napoleonico ci vengono in aiuto le persone vicine al comandante francese, come ricordato da Giacomo Card. Biffi (1928 – 2015), allora arcivescovo emerito di Bologna, nella prefazione all’edizione italiana delle conversazioni, redatta nel 2013. Nel presentare l’edizione italiana del testo, Biffi ci ricordava che quando pensiamo all’opera dobbiamo tener presente che si tratta di discorsi improvvisati tra l’imperatore francese e i suoi compagni di esilio, i quali furono “trascritti fedelmente e poi dati alle stampe da Antoine de Beauterne nel 1840”. Dell’autenticità del testo, continuava l’arcivescovo emerito, «possiamo essere certi, visto che, quando de Beauterne pubblica per la prima volta le conversazioni, sono ancora in vita molti testimoni e protagonisti di quegli anni di esilio».

La conversione segreta di Napoleone: vera o inventata?
Ritratto di Napoleone Bonaparte – photo web source

Napoleone e quell’inno manzoniano

Se parliamo di Napoleone e della sua conversione al cristianesimo non possiamo non citare l’opera manzoniana che forse più di tutte ci offre una visione completa di ciò che realmente è stato il generale francese. “Il cinque maggio” non solo rievoca, in forma commemorativa e con commozione, la figura di Bonaparte che tanto attrasse il poeta, ma offre diversi spunti di riflessione proprio sul rapporto che il generale ebbe con la fede. Ciò che ci porta a riflettere sul tema è una strofa dell’ode manzoniana dove il poeta parla di “mano dal cielo”. Manzoni spiega che nel momento in cui lo spirito del guerriero francese crollò e disperò, arrivò per l’appunto la mano di Dio, quella “man dal cielo” che lo condusse a una realtà più serena.

Fu quella stessa mano di Dio, continua il poeta milanese, a guidare Bonaparte per floridi sentieri di speranza e che infine lo condusse alla beatitudine eterna. Quella stessa mano lo portò dove la gloria terrena non ha alcun valore. L’ode di Manzoni si conclude poi con un monito rappresentato da un passaggio di speranza. Rivolgendo le sue parole alla fede in Cristo, le chiede di allontanare dalle “stanche ceneri” di quest’uomo, ogni parola maligna perché al “disonor del Golgota” mai nessuna personalità più grande si è chinata. Questo, per il poeta, è ciò che fece Napoleone Bonaparte.

F.A.

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