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Congo: devastata una parrocchia, rapiti due sacerdoti


Ancora notizie di violenze dall’Est della Repubblica democratica del Congo, esattamente dal Nord del Kivu. Vittime di giovani miliziani sono due sacerdoti rapiti ieri sera e di cui non si hanno più notizie. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Si tratta del parroco e del suo vice, di Bunyuka, una delle dodici parrocchie di Butembo, nel Nord Kivu al confine con Uganda e Ruanda. Domenica sera sono stati presi in ostaggio dopo aver assistito alla devastazione e alla depredazione delle loro strutture parrocchiali. Don Charlee Borromee Kipasa e don Jean-Pierre Akilimali probabilmente sono ora nelle mani dei miliziani, numerosi in questo territorio provenienti soprattutto dal Ruanda e dall’Uganda. Inoltre qui opera la guerriglia Mai Mai e le forze governative sono impegnate nel loro contrasto: una situazione complessa e una vicenda che conferma ai nostri microfoni, padre Loris Cattani, missionario saveriano per anni nella Repubblica democratica del Congo:

 

R. – Probabilmente il movente è un atto di brigantaggio o una richiesta di riscatto.

D. – Ricordiamo che nel 2012 tre assunzionisti erano stati sequestrati e poi di loro non si era più saputo nulla. Dunque il pericolo è forte per chi vive lì, soprattutto religiosi …

R. – Non direi solo religiosi, ma soprattutto perla gente civile. I sequestri sono molto frequenti, sono regioni molto ricche di minerali. Ogni gruppo armato cerca di controllare una parte del territorio. I politici si servono delle milizie per aumentare la loro influenza sulla popolazione. Poi c’è lo scontro di questi gruppi armati con l’esercito. È una dinamica molto complessa, quindi crea paura, costringe la popolazione ad abbandonare i loro campi e questo provoca un crisi economica.

D. – In tutto questo la presenza religiosa che cosa porta alla gente? Ed eventualmente, un rapimento di religiosi che cosa rappresenta per la società?

R. – La Chiesa è l’istituzione più presente in mezzo alla popolazione. Quindi, quando la Chiesa viene toccata la società, la gente, si sente più debole. Toccare un sacerdote, toccare un’istituzione religiosa, è toccare proprio ciò in cui la gente ha più fiducia.

D. – Lei teme che in vista delle elezioni che si terranno qui in quest’area ormai nel 2018 – perché sono state rimandate – cresceranno questi episodi di violenza?

R. – C’è il rischio di un’intensificazione della violenza come è successo anche nel 2011. La violenza diventa il mezzo per imporsi.

fonte: radiovaticana

Emanuele

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