Confondere i nostri figli e non sentirsi in colpa. Confessione di un’attivista gay

Bear

S. Bear Bergman, educatore ed attivista LGBT  che molto sinceramente ci viene a raccontare in che modo viene ad educare i nostri figli all’omosessualità anzi ad incoraggiarli, come scritto chiaramente in un suo recente post sulla versione americana dell’Huffington Post (7 marzo) dove ha deciso di raccontare qualcosa di straordinario circa la sua attività di promozione dei diritti per gli omosessuali. Lo fa con un testo dal titolo eloquente:

I Have Come to Indoctrinate Your Children Into My LGBTQ Agenda (And I’m Not a Bit Sorry)

ovvero:

Sono venuto a indottrinare i vostri figli alla mia agenda LGBTQ (e non mi dispiace neanche un po’)

Bergman racconta la sua esperienza di giovane attivista queer [teoria che mette in discussione l’identità di genere, NdT] e dice:

Sapevo dai miei mentori attivisti che le accuse di indottrinamento e proselitismo erano molto negative e avrei dovuto respingerle immediatamente. L’ho fatto. No davvero, ho replicato, non indottrinerei mai, né farei proselitismo. Stavo solo offrendo un punto di vista alternativo, dicevo. Lo affermavo e continuavo ad ammorbidire il mio linguaggio e a parlare gentilmente e ragionevolmente di quanti mi attaccavano a livello ideologico anche quando non avevano la minima vergogna di un discorso che iniziava e finiva con: “È disgustoso, eliminate questa cosa”. Nessuno si vergognava di dire questo intendendo me.

Sono qui per dirvi una cosa: per tutto quel tempo ho detto che non stavo indottrinando nessuno con le mie convinzioni su gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer? Era una bugia. Per tutti i 25 anni della mia carriera come attivista LGBTQ, dalla prima volta quando a 16 anni rimasi in piedi tremante e senza fiato di fronte a undici persone per parlare della Mia Storia, ho fatto parte di una consistente campagna per cercare di far cambiare idea alla gente su di noi. Volevo che gli altri diventassero come noi. Era questo il mio obiettivo. Volevo rendere i vostri figli persone come me e la mia famiglia, anche se questo va contro il modo in cui avete interpretato gli insegnamenti della vostra religione. Voglio essere presente nel loro panorama emotivo come un padre perfetto e uno scrittore sposato con un altro uomo. Che era una ragazza (una specie). Che è amichevole e affettuoso e non ha paura, indipendentemente da ciò che dice la gente.

Vorrei anche sapere una cosa: perché abbiamo tanta paura di ammetterlo? Lo chiedo come una persona che è rimasta sgomenta di fronte a questa accusa (e ai suoi viscidi sottintesi fuorvianti di pederastia) per più di vent’anni. È il nostro lavoro: incoraggiare le persone, soprattutto i bambini, a pensare a un soggetto in modo diverso da come fanno ora. Dissipare il tetro miasma di miti e stereotipi, e permettere invece alla luce della verità e della giustizia di brillare. La questione è questa, amici miei. E se lo abbiamo fatto – se siamo arrivati in un luogo in cui un bambino lotta nel fango dell’ignoranza e dell’odio e lo abbiamo aiutato e ripulito e mandato a giocare in un prato d’amore o almeno di gentilezza –, allora abbiamo fatto bene.

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L’intenzione di Bergman è precisa e gli strumenti sono quelli della letteratura per l’infanzia come spiega poche righe sotto:
In questo momento, sto aiutando a dare gli ultimi ritocchi a una serie di libri per bambini in cui compaiono lesbiche, gay, bisessuali, transgender o bambini o famiglie queer. Ci sono sei libri, e i protagonisti sono diversi a livello etnico e razziale. I testi sono pieni di ragazze e donne che fanno cose fantastiche, e pagina dopo pagina si susseguono bambini che mettono in atto la propria identità in modi gioiosi e pacifici. Non ci sono bullismo o vergogna in questi libri, e nessuna politica di identità – ci sono solo bambini felici che stanno bene, risolvono problemi, vivono delle avventure, amano e sono amati. Hanno mamme lesbiche e papà gay e grandi famiglie estese queer; alcuni sono indipendenti dal genere. Ma sono tutti presenti. Sono nei libri, nel panorama.

A volte le persone chiedono perché mi sono interessato alla letteratura infantile. È perché ora sono genitore? La verità è questa: in parte sì. In parte mi sono interessato alla letteratura infantile perché stavo seguendo un praticantato serale su come i libri che un bambino sente leggere al momento di andare a letto influenzino il suo sonno e anche i suoi sogni (nel senso sia microscopico che macroscopico), ma in parte è stato perché sapevo che mio figlio sarebbe andato a scuola – la scuola, al di fuori della dolce bolla della nostra vita, in cui qualsiasi bambino avrebbe potuto condividere con il nostro amato piccolo le proprie idee su persone come me o su famiglie come la nostra. E non mi piaceva.

Bergman si presenta dunque come uno storyteller, racconta una storia che costruisce il senso della realtà circostante anche in modo diverso dalla realtà stessa. Poiché i fatti non esistono, ma esistono solo le interpretazioni, ecco che cosa racconta:
Come parliamo ai nostri figli nel modo più efficace? Attraverso le storie. E così ho cercato di realizzare una serie di storie per bambini che insegnassero ai piccoli ciò che voglio che mio figlio e tutti i suoi compagni sappiano – che le persone come quelle della nostra famiglia (a livello sia biologico che logico) sono assolutamente fantastiche.

Non è stato difficile per me capire che i bambini che colgono questo messaggio, anche se non conoscono alcuna persona LGBTQ per quanto ne sanno, possono portarselo dietro nell’età adulta. Guardo l’ondata di omicidi recenti di donne transessuali e penso che non c’è nulla che possa fare se non dare denaro e pregare. Faccio queste cose. Ma se c’è qualcosa che posso fare per compiere progressi nella questione, per rimodellare il mondo di modo che l’umanità e il valore delle donne transessuali siano evidenti a più persone, e prima, alla faccia delle forze culturali voglio farlo. Voglio insegnare ai bambini tutto sull’idea delle persone transessuali come i bambini del Nebraska leggono libri sull’oceano: anche se non l’hanno mai visto, è una cosa bella che esiste al mondo, e un giorno potremo goderne se saremo fortunati.

È questo che voglio che i bambini sappiano sulle persone lesbiche, gay, bisessuali, queer e transessuali – che esistiamo, che andiamo perfettamente bene e spesso siamo davvero eccellenti, e che anche se per ora non ne conoscono nessuna in futuro accadrà. Voglio che sappiano che siamo del tutto meritevoli e degni d’amore e di rispetto come chiunque altro, e che se si è gentili con noi e ci si comporta bene c’è una buona possibilità di essere invitati per il brunch. Voglio che i bambini lo sappiano anche se l’interpretazione dei principi religiosi da parte dei loro genitori o della loro comunità sostiene che siamo terribili. Sarei felice – strafelice, confesso – se quei bambini fossero in disaccordo con le loro famiglie sulla questione relativa alle persone LGBTQ.

Se questo mi rende un indottrinatore, lo accetto. Permettetemi di essere onesto – non mi dispiace neanche un po’.

E’ evidente che c’è un disegno nell’attività di Bergman. Intendiamoci, non un complotto o una cospirazione, ma la speranza che tutti i bambini vengano influenzati fin da piccolissimi circa omosessualità, transessualità e l’idea che il corpo non abbia una sua identità specifica. L’attività di Bergman e di altri, che possiamo definire perfino in buona fede, è quella di chi – però – ha deciso di giocare con la mente dei piccolissimi, instillando nozioni e punti di vista per un fine che 1) non dipende da loro e 2) spesso non è in accordo con le decisioni dei genitori di questi piccoli, che possono voler scegliere di parlare a di tematiche così delicate e importanti secondo i tempi che loro decidono come maturi, con le parole e i valori che loro e non altri hanno deciso di tramandare con l’educazione che – va ribadito – spetta primariamente ai genitori. Non crediamo che questa dichiarazione sia una sorta di “pistola fumante” dell’ideologia gender, quanto piuttosto la prova di una mentalità che – paradossalmente – è la stessa per cui gli attivisti LGBT accusano i cattolici o la Chiesa: non importa che tu confligga coi tuoi genitori, l’importante è che la pensi come me. Non importa se metto in discussione la tua identità, l’importante è che tu non sia d’accordo con me.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

http://www.aleteia.org/it/educazione/articolo/gender-confessioni-lettera-attivista-lgbt-indottrinare-figli-scuola-5807662365147136?