Concilio Vaticano II: quanto c’è ancora da fare?

Concilio Vaticano II
Concilio Vaticano IIIl Concilio Vaticano II fu il 21esimo della storia della Chiesa. 

Il Concilio Vaticano II fu il 21esimo della storia della Chiesa. Indetto da Papa Giovanni XXIII (oggi Santo) e proseguito dal suo successore Papa Paolo VI (oggi Venerabile), durò dal 1962 al 1965.
Ricordiamo che il termine “Ecumene” vuol dire “mondo abitato”, il Concilio Ecumenico indica, quindi, l’assemblea universale di tutti i Vescovi cristiani, riuniti per discutere argomenti di fede e norme, da diffondere poi a tutta la Chiesa e ribadire al cospetto di tutto il mondo.

Presupposto indispensabile, per noi cattolici, perché un Concilio sia ritenuto valido è che sia voluto e presieduto dal Papa.
Nel Concilio Vaticano II si discusse di molti argomenti, fino ad arrivare ad una vera e propria riforma del rapporto tra la chiesa (intesa come istituzione) e la Chiesa (intesa come unione dei fedeli).

Si discusse anche dei dubbi sorti in merito al dogma dell’infallibilità del Papa e sulla validità dell’operato del Concilio stesso, compiuto fino a quel momento storico.
Si evidenziarono, inoltre, le possibilità di azione degli Episcopati, verso la Santa Sede, nonché quelle dei laici nella Chiesa stessa.
Si modificarono alcune norme riguardanti i poteri del Concilio e, soprattutto, la liturgia, che assunse la forma che oggi conosciamo (non più recitata in latino).
In primo luogo, il Concilio Vaticano II dovette ribadire quale fosse l’identità cristiana, di fronte alla società globale e alla nuova era storica.

Evangelizzare la società multietnica

Finalmente, ci si pose il problema di come, con quali mezzi e quali linguaggi, annunziare il Vangelo, perché il suo messaggio fosse chiaro all’era multi etnica, multi culturale e multi religiosa che stava in ascolto.
Il Concilio Vaticano II aggiornava la chiesa, per passare -come disse Giovanni XXIII- dall’ecclesiologia societaria all’ecclesiologia di comunione, ossia dall’istituzione ecclesiale alla gente, per arrivare a diffondere la Verità, rivelata 2000 anni prima, all’oggi.

In quel contesto, la chiesa non era più considerata una “società perfetta”, chiusa nella cerchia dei fedeli cattolici, ma aperta al “popolo di Dio in cammino attraverso la storia”. E questo si rispecchiava nel concetto secondo cui il Corpo mistico di Cristo -dunque la Chiesa stessa- non è formato solo dai credenti, ma da tutta l’umanità: “La Chiesa è in Cristo come un Sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”.

Come Cristo si è fatto uomo e si è incarnato nella storia dell’uomo, attraverso le varie epoche, così la chiesa, deve essere “realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”.
Per questo motivo, dal Concilio Vaticano II in poi, la chiesa ha cercato di occuparsi maggiormente anche di parlare allo Stato, alle altre culture e religioni, in merito a “nuovi problemi etici”, alla pace, allo sviluppo delle Nazioni meno agiate o poco seguite, alla fame nel mondo. La chiesa ha puntato alla comunione, alla condivisione, alla collaborazione.
La riforma del Concilio Vaticano II -che non si spiega in poche righe, ovviamente- è ancora in atto e, a distanza di 50 anni, è ben lungi dal dirsi compiuta.

Le norme del Concilio Vaticano II ancora da attuare

C’è ancora da affinare -tra le altre cose- lo spirito collegiale, perché, nella Chiesa, “non vi sono cristiani di serie A (il clero) e di serie B (i laici)”, ma “comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione. Nessuna ineguaglianza, quindi, in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla razza o Nazione, alla condizione sociale o al sesso. La gerarchia non è al di sopra, ma all’interno del popolo di Dio; l’autorità nella chiesa non è burocrazia o amministrazione, ma è “servizio e testimonianza”.

Lo stesso primato del Papa va visto insieme all’ufficio d’insegnare che Cristo affida ai Vescovi. Il Successore di Pietro non è un semidio, posto al di sopra della Chiesa, ma è il “servo dei servi di Dio”, all’interno del Corpo mistico di Cristo”.
Importante è anche il ruolo dei fedeli laici nella Chiesa, riconosciuto in quel Concilio, poiché essi, avendo ricevuto il Battesimo e la Confermazione, possono, altresì, avere una missione, ognuno secondo la propria capacità e misura: “Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti, a tal punto che a ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano, invece, essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione alla dottrina del Magistero”.

E’, pertanto, più che fondamentale la formazione dei fedeli, perché maturino nella consapevolezza del proprio ruolo nella Chiesa.
A questo scopo, si avviò la riforma della liturgia, che oggi permette una maggiore e consapevole partecipazione al rito, e la pratica della lectio divina, per conoscere e diffondere la Parola di Dio e rendersi conto di quanto possa essere importante istruire i fratelli nella fede e renderli autonomi nell’affidarsi al Signore.

Antonella Sanicanti