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Vangelo di oggi 31 Marzo, Padre Guy: “Dio è Padre misericordioso”

Perché la quarta domenica di Quaresima è anche detta il “Laetere” o dell’allegrezza?

Ci risponde il nostro Padre Guy nel commento al Vangelo di oggi

La meditazione del Vangelo della IV Domenica di Quaresima del nostro Padre Guy. Un momento per comprendere meglio il messaggio contenuto nella Parola di oggi

Commento al Vangelo di Luca (Lc15,1-3.11-32)

L.d.M. – Padre Guy perché domenica  questa quarta domenica di quaresima è anche detta dell’allegrezza?

P.Guy – Carissimi, pace e bene. Oggi domenica 31 marzo 2019, ricorre la quarta domenica di quaresima detta anche domenica della gioia, dell’allegrezza “laetare” per tre ragioni.

La terra Promessa

P.Guy – Per il popolo d’Israele, è finito il tempo delle tempeste di sabbia, delle lamentele, della manna nel deserto. “Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto” ci dice la prima lettura. Dopo l’Egitto ed il deserto, il popolo d’Israele arriva nella terra promessa, può mangiare non più la manna ma i frutti della terra. Ecco la gioia. Questa gioia prefigura la gioia pasquale.

Carissimi, nella vita nostra attraversiamo anche i deserti, parliamo delle difficoltà della vita, la disperazione, la solitudine, lo scoraggiamento, ecc. Ci sono dei momenti in cui sentiamo l’assenza di Dio. Chi potrà venirci incontro se non Gesù il Cristo morto e risorto? Lui, ha cambiato la tristezza degli ammalati del Vangelo in gioia che nessuno potrà mai togliere (Gv15,11/ 16, 20-22).

Ricordiamoci che siamo stati inseriti in Cristo per mezzo del battesimo. Questo inserimento è per noi motivo di gioia, è la terra promessa: non siamo più nutriti dal pane del frumento ma dal corpo di colui che da la vita ed è la vita, non ci abbeveriamo più alla roccia di Meriba ma al sangue di Cristo. Carissimi, al di là delle vicissitudini, armiamoci della forza di Dio. Nel combattimento duro in cui ci troviamo, le nostre forze non basterebbero mai. Solamente se ci fortifichiamo nel Signore possiamo resistere e avere la vittoria ( Ef 6, 10-12).

La Riconciliazione

P.Guy – San Paolo nella seconda lettura di questa liturgia, richiama alla riconciliazione “ vi applichiamo in nome di Cristo : lasciatevi riconciliare con Dio”. La riconciliazione è un altro motivo di rallegrarsi. Dio ci ha mandato il suo figlio per riconciliare il mondo per mezzo di lui. “Il peccato fa male ed è male” diceva Monsignore Bruno Forte. Proprio il peccato che ci fa allontanare da Dio, di conseguenza dagli amici.

L.d.M. – Che cos’è il peccato?

P.Guy – Il peccato è l’insieme delle nostre azioni malvagie, tutto ciò che rompe, distrugge il nostro rapporto con Dio e con il nostro prossimo. Come qualcuno che ha litigato, che non parla più con una persona, che disprezza gli altri, potrebbe vivere in pace se non si riconcilia con la persona con cui ha avuto i problemi?

Non ci è mai capitato di essere in disagio per mancanza di perdono dopo avere litigato? E dopo la riconciliazione, intesa come perdono, come ci stiamo sentiti? Quante volte ci siamo sentito liberati, leggeri dopo una bella e profonda confessione? Più ci riconcilieremo gli uni gli altri, più la gioia sarà in noi, e questa gioia sarà perfetta perché viene dal Signore. Carissimi liberiamo i nostri cuori.

Il perdono vero e sincero.

P.Guy – Luca nel Vangelo ci propone la parabola del padre misericordioso, che spesso chiamiamo “la parabola del figlio prodigo”. Questa parabola è un paradigma del perdono. Come lo sappiamo, tutta la parabola gira intorno alla figura del padre che rappresenta Dio Padre. Questo padre, nonostante gli errori del figlio minore, ha fatto festa, perché, secondo lui questo figlio era morto ed è tornato in vita.

Il suo perdono ha creato una gioia immensa nel cuore del figlio. Sicuramente egli non pensava più di essere accolto nella casa del padre da dove era partito. Il figlio maggiore, che cominciava a mormorare, è stato integrato della festa. Il padre l’ha rassicurato che ciò che è suo gli appartiene. Il fatto che il padre abbia dato fiducia e sicurezza al figlio, è motivo per gioire e festeggiare insieme a tutti i membri della famiglia.

L.d.M. – A cosa siamo dunque invitati con questa parabola?

L.d.M. – Carissimi, siamo invitati a comportarci come il padre della parabola.

P.Guy – Come è possibile raggiungere la dimensione del padre?

P.Guy – Per arrivare a questa dimensione, dovremmo comportarci come il figliol prodigo.  Entrare in noi stessi, riconoscere i nostri errori e poi decidere. Cari miei, evitiamo di accumulare e custodire gli errori nel nostro cuore, giustificandoli; evitiamo di custodire l’ira, la rabbia, la colera, il rancore dentro di noi. La mancanza del perdono è come il pollice che blocca altre dita per formare il pugno. Finché il pollice bloccherà le dita, esse rimarranno chiuse. Una volta tolto, anche le altre dita saranno libere. Perdoniamo per entrare nella gioia del Padre.

Concludiamo con il salmo: ci stiamo e vediamo come è buono il Signore.
Signore che la tua bontà sia su di noi, aiutaci a capire che siamo stati fatti per gioire, perché la gioia è un dono tuo, dacci le forze di seminare la gioia dove c’è l’odio, rancore, l’ira e collera, aiutaci a liberare il nostro cuore da tutto ciò che ostacola questa grazia dentro di noi.
Buona domenica.

Chi è Padre Guy

Per i fratelli e le sorelle che seguono la Luce di Maria, anche negli incontri periodici di preghiera, Padre Guy non ha bisogno di presentazioni. Più volte ci ha infatti accompagnato sia nei pellegrinaggi (Medjugorje, Collevalenza, Montecassino, San Vittorino) che nelle celebrazioni donandoci sempre momenti di profonda riflessione con le sue omelie e le sue catechesi.

Padre Guy-Léandre NAKAVOUA LONDHET  viene consacrato sacerdote il 17.07.2005 in Congo a Brazzaville. Ha iniziato i suoi primi passi come sacerdote proprio nella parrocchia di cui ora è parroco, Santa Brigida di Svezia a Roma nella borgata di Palmarola. Era il 13.09.2005 e non sapeva neanche una parola di Italiano.

Perché è in Italia

Padre Guy si trovò improvvisamente proiettato in una realtà completamente nuova: “Nella nostra Congregazione abbiamo la possibilità di scegliere tre paesi dove vogliamo esercitare il ministero sacerdotale ed essere missionari. Avevo scelto: Gabon, Messico e l’Isola della Riunione sull’Oceano Indiano. Il Consiglio Generale, che ha il diritto di mandarci dove trova più necessità. Mi propose dunque (ce lo dice con un meraviglioso sorrriso) di venire in Italia a Roma.

“Che c’è da fare a Roma con tutte le chiese, che riempiono il suo territorio, esisterebbe ancora uno spazio per la missione? Sinceramente non volevo venire in Italia, non me la sentivo, ma un confratello mi aveva detto: Vai e vedrai!. Per l’obbedienza dissi di sì e decisi di venire.

Cristiano Sabatini

Scritto da
Cristiano Sabatini

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