Commento alla Parola di oggi: “Non ho trovato nessuno con una fede così grande”

“In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!” Questa la Parola del Signore tratta dal Vangelo secondo Matteo.

Il Vangelo di oggi ci dice

Gesù Cristo spiega ai suoi discepoli che non è l’appartenenza ad Israele il requisito per accedere al Regno dei Cieli, ma la disposizione dell’animo alla fede.

Un centurione romano, sicuramente di fede pagana, si avvicina a Cristo di gran corsa e si prostra ai suoi piedi. Ha sentito dei miracoli che questo è in grado di fare e lo supplica, se questa è la sua volontà, di guarire il suo servo. Il Centurione sa di non essere degno di ospitarlo in casa sua, né di ricevere una simile grazia, tuttavia gli sarà eternamente grato e devoto se deciderà di salvare il suo servo. Gesù, colpito da tanta umiltà e fede, non tentenna neppure un momento e lo guarisce.

Dal Vangelo secondo Matteo (8, 5-17):

“In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

Commento alla Parola di oggi

Quello contenuto nella Parola odierna è un insegnamento importante. Gesù non è venuto a cambiare le leggi, ma a darne pieno compimento. Per farlo, però, deve sradicare quelle che sono cattive abitudini e convinzioni. Nei giorni scorsi abbiamo appreso come la semplice ed ossequiosa aderenza alle sacre scritture non è sufficiente a garantirsi un posto nel Regno dei Cieli. Bisogna compiere tutte quelle azioni con disposizione interiore atta a rendere grazie a Dio e non a soddisfare il proprio ego. Inoltre bisogna mettere in pratica tutti gli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato.

Nel passo di oggi, esattamente come successo nel caso del lebbroso, Gesù non si cura dell’apparenza. Non è interessato al fatto che chi gli si avvicina è di un’altra fede e di un’altra nazionalità, si limita ad osservare come il cuore sia puro e umile. Umiltà e totale fiducia nel volere di Dio sono le caratteristiche principali che deve avere ogni fedele per potersi ritenere tale e compiere il cammino verso il Regno dei Cieli.

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Luca Scapatello

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