Commento alla Parola di oggi: “Potete bere il calice che io sto per bere?”

“Potete bere il calice che io sto per bere?”. Questa la Parola del Signore di oggi tratta dal Vangelo secondo Matteo.

Il Vangelo di oggi ci dice

Il Messia spiega ai discepoli che chiunque voglia seguirlo nel Regno dei Cieli deve abbandonare la bramosia e la voglia di primeggiare.

La madre dei figli di Zebedeo si avvicina a Gesù Cristo e gli chiede una rassicurazione sul ruolo di preminenza dei figli nel Regno dei Cieli. Il Messia, però, risponde che una simile promessa non può farla, poiché il loro posto ed il loro ruolo nel Paradiso è già stato stabilito dal Padre Eterno. Quindi spiega che il desiderio di comandare dev’essere abbandonato da chiunque desideri giungere alla beatitudine eterna. Chiunque desideri questo, infatti, finirà per essere un servitore.

Dal Vangelo secondo Matteo (20, 20-28):

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»

Commento alla Parola di oggi

La Parola di oggi ribadisce come il Regno dei Cieli non soggiaccia alle stesse regole dei regni terreni. Il ruolo che si occupa in quel luogo di beatitudine è ininfluente, poiché tutti sono in pace con sé stessi e con gli altri ed ogni bramosia è un lontano ricordo. Così quando la madre di San Giacomo e San Giovanni chiede al Cristo che gli conceda un ruolo di rilievo, questo le risponde che una simile promessa non può mantenerla.

In seguito aggiunge che per diventare grandi in Paradiso, bisogna essere prima i più umili servitori e mettersi al servizio di tutti. Dopo la Passione e la crocifissione di Cristo, San Giacomo e San Giovanni sperimenteranno sulla propria pelle il martirio, bevendo fino in fondo l’amaro calice che lo stesso Gesù fu costretto a bere.

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Luca Scapatello

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