Vangelo di venerdì 23 luglio: riflessione di Paolo de La Luce di Maria – Video

Dio ci dice la verità, e per questo afferma che senza di lui, che ci dona la vita, non possiamo fare nulla.

Riflessioni di Paolo de La Luce di Maria

Gesù ci dice una cosa profonda: non parla solo di impegno, perché noi possiamo impegnarci in tante cose, nelle quali però non confidiamo realmente, ma confidiamo in noi stessi.

Invece qui Gesù ci dice: “Io sono la vite, voi i tralci”. Vuol dire che da lui partiamo noi. Da me io non sarei nulla se non ci fosse Gesù, infatti lui ci dice “senza di me voi non potete fare nulla“. C’è una duplice lettura che si può dare a questo Vangelo: una è quella del venditore, e cioè che Gesù ci sta convincendo e ci sta dicendo che senza di lui non si può fare nulla, e ci conviene stare con lui.

Questa è la lettura di chi non vuole credere, di chi ragiona con schemi mondani. Poi c’è la lettura reale, che sa che quello che Gesù dice è vero. Infatti lui lo dice: “Io sono la via, la verità e la vita”.

Dicendoci la verità non può non dirci altro che il vero. Lui che è Dio ci dice la verità, e per questo afferma che senza di lui non possiamo fare nulla. Senza qualcuno che ci doni la vita, è evidente che non possiamo fare nulla. Se non ci fosse la sua volontà madre, che io potessi essere qui a parlare e a pregare con voi, io non ci sarei, ed è veramente così: senza la volontà di Dio noi qui non ci saremmo.

Gesù non ci vuole convincere di nulla, ma ci dona tutto sé stesso

Non un’opera di convincimento quella che posso percepire leggendo questo Vangelo. Bisogna fare una distinzione sostanziale: queste parole sono parole di vita eterna, non sono parole che mi ha detto qualcuno che vuole da me dei soldi, che vuole guadagnare.

È tutto gratis! Anzi, qui più che tutto gratis è Gesù che ci ha offerto la sua stessa vita! Lui per lasciarci questa parola ha accettato di morire sulla Croce, perché non potendola rinnegare, ha dovuto mandare avanti l’opera della nostra redenzione. Doveva così andare a morire su quella Croce, facendosi conficcare quei chiodi nelle mani e nei piedi.

Che spazio ho dato a Gesù?

Adesso è il caso di farci un’altra domanda: ma io fino ad oggi dove l’ho collocato Gesù? Il problema è questo! Non se lui esiste o non esiste! Se tu lo hai collocato nel posto sbagliato, lui, dato che rispetta la tua volontà, non entrerà e non parteciperà alla tua vita, perché ti lascia libero di scegliere. Questa dunque è una scelta. Gesù non ci chiama ad impegnarci così se ci impegniamo restiamo vicini a lui.

Noi dobbiamo avere la consapevolezza che il nostro interlocutore sia davvero la fonte di tutte le cose. Se io parlo di Cristo io non devo parlare di un pensiero, di una figura astratta, non devo parlare di un personaggio storico, ma del Figlio unigenito di Dio Padre, colui che mi ha creato.

Questo è il rapporto che si deve avere con colui che veramente si è autoproclamato Figlio di Dio. E per farlo si è fatto uccidere, senza tornare indietro di un solo centimetro, anzi, non si è preoccupato di quello che stava vivendo, del dolore dei chiodi sulle mani e sui piedi: lui si preoccupava di chi lo crocefiggeva, di chi lo uccideva. E ha gridato al Padre: Padre, perdona loro!

Qui dobbiamo farci una domanda: È umano questo? È umano che un uomo che si sta facendo crocifiggere, invece di preoccuparsi del suo dolore e delle sue sofferenze lancinanti ha trovato il tempo e l’amore di preoccuparsi di chi lo crocefiggeva?

Non è solo fede ma scelta

Non è umano! E così! Allora dobbiamo pensare che non è una questione di fede, ma è una questione di scelta! La domanda da farci è questa: Ma io a Gesù ho dedicato u po’ del mio tempo? L’ho preso sul serio qualche volta? Gli ho dato un po’ del mio meglio? Gli ho dato un po’ del mio tempo, come faccio con le mie passioni, o quando cerco di emergere sul lavoro? Gli ho dato qualcosa di me? No.

E lui che mi ha dato? Tutto sé stesso. C’è una bella differenza: Dio mi ha dato tutto sé stesso e io non gli ho dato niente. E’ qui la risposta: se cominci a dargli un po’ del tuo tempo, ti senti rinato, grato, pieno di una presenza piacevole, premurosa, leggera, che ti fa sentire libero, pieno. E’ qualcosa che ti manca magari da quando sei nato, da quando hai perso un genitore, magari da quando ti sei rassegnato che la tua vita fosse solo questa.

La sofferenza come dono di Dio

Oggi sono certo che Gesù ci sta parlando, nel nascondimento, nell’umiltà che non abbiamo ma che dovremmo cercare tutti di fare nostra, quella che Gesù ci ha insegnato. Oggi voglio lasciare un pensiero a tutti voi, al mio amico Enrico, alla mia mamma che è in ospedale e sta soffrendo, e finché non le passa il Covid purtroppo non si può operare.

In questo momento lei è un po’ come Gesù in croce, perché non ha la possibilità nemmeno di grattarsi il naso, non può fare nulla, non può bere, non può avere i familiari con lei, non può telefonare perché non ha la possibilità di muovere le mani.

Potrei vedere questo un po’ come un’ingiustizia nei confronti di una mamma che ha dato tanto nella sua vita, che ha fatto otto figli… E invece, siccome vedo il Paradiso per mia madre, so che questa sofferenza è un ennesimo dono di Dio. E nonostante mi dispiaccia che lei sta soffrendo, mi rendo conto di quanto Dio stia riversando su lei grazia su grazia.

Come la certezza che dopo questa esperienza di vita, mia madre starà lì con Lui per sempre e aspetterà me, aspetterà noi e tutti i nostri parenti che avranno questa possibilità di vivere il Regno dei Cieli. Accadrà a tutti noi come ad uno dei due ladroni accanto a Gesù: uno lo rifiuta, non si salva, e all’altro che riconosce le sue debolezze Gesù dice così: “oggi sarai con me in Paradiso”.

Sia lodato Gesù Cristo.

Redazione

Paolo è il fondatore della Luce di Maria, è un laico, padre di famiglia e sposato in chiesa.
Tutte le sere alle ore 00:00 recita in diretta Facebook e Youtube de La Luce di Maria, il Santo Rosario che accompagna con delle riflessioni spontanee sulla Parola del Vangelo del giorno a venire.

Gestione cookie