Vangelo di sabato 20 marzo: riflessione di Paolo de La Luce di Maria – Video

Chiediamo al Signore il dono di riconoscere il bene dal male affinché lo Spirito Santo possa guidarci nella luce e nel bene

Riflessioni di Paolo de La Luce di Maria

Fino all’ultimo secondo della nostra vita, e questa è una cosa di cui dobbiamo avere consapevolezza, avremo una voce, un insidiatore, che ci vorrà scoraggiare fino all’ultimo, perché in quegli ultimi secondi proverà a strappare la nostra anima alla gloria.

La testimonianza che questo avverrà lo dice la preghiera che più di tutte noi recitiamo, che è l’Ave Maria, in cui diciamo: “Prega per noi adesso”, in questo istante, che è l’unico momento certo, e in un secondo momento certo, in cui avremo per forza bisogno di Maria, che è l’“ora della nostra morte”.

Il male ci insidia

Quindi quell’ora sarà per noi a livello spirituale un tumulto, un assalto. Dobbiamo sapere già da ora che in quell’ora avremo un attacco potentissimo dal male, perché quella è l’ultima opportunità che lui ha per allontanarci da Dio, per farci perdere la fede e rubarci l’anima. Quella voce ogni giorno cerca di distrarci e continuamente vengono pensieri e preoccupazioni per distoglierci dalla preghiera e renderla meno viva. Purtroppo questo è il percorso del cristiano.

Facciamo un esempio che riguarda Maria: Maria ha avuto la visione dell’angelo Gabriele che gli ha detto che lei sarebbe stata Madre del Figlio di Dio. Lei lo ha vissuto questo figlio, ce l’ha avuto davanti, l’ha amato. Eppure anche Maria non avrà avuto dei momenti durante la sua vita terrena, come quando ha visto suo Figlio trafitto in quel modo, inchiodato su quella Croce, in cui ha dubitato? Non avrà avuto degli assalti di dubbio rispetto al fatto che Dio permettesse tutto quel male a quel Figlio? Pensiamo che non avrà avuto lì un assalto del male che le diceva: “guarda il Padre cosa sta facendo fare a tuo figlio”? Quale mamma potrebbe accettare di vivere una cosa del genere?

Tornando al Vangelo di oggi, vediamo come Gesù ha autorità. E dov’è che i farisei cercano di disarcionarla? Applicando alle scritture una loro visione distorta ma saccente, cioè piena di presunta certezza, quando tutte le profezie invece confermavano tutto quello che Gesù aveva detto. Loro invece le distorcevano.

Facciamo un esempio: è come se vedessimo un film, dove ci sono dieci persone e in mezzo a loro c’è un assassino, il quale fa finire la commedia in tragedia. Nella scenografia, se ci sono nove persone o dieci persone non me ne accorgo, ma se io in quella scenografia tolgo l’assassino, quella commedia non finisce più in tragedia.

I farisei usavano la scrittura e la interpretavano a modo loro, e con quello riuscivano a trasformare il significato di ciò che era scritto imponendolo al popolo. La parola è stata invece letta e riletta dalla Chiesa nell’arco dei secoli, a conferma di tutto quello che era stato detto.

La sete di potere

Perché non volevano i farisei e gli scribi che Gesù venisse riconosciuto come Figlio di Dio? Immaginiamo che in quel tempo i farisei erano come dei capi politici che facevano il bello e il cattivo tempo. Gesù arriva e comincia ad avere consensi, a fare miracoli, e loro non vivono lo stupore di vedere il Figlio di Dio, no.

Loro pensano che Gesù era venuto a togliergli il potere, a rovinarli, come nel Vangelo disse di lui il diavolo. In quel momento i farisei si sentivano talmente tanto di essere gli unici portatori e interpreti della verità che proprio per questo erano nell’inganno.

Nella nostra fede c’è un elemento importante, che ci fa presente Gesù nel Vangelo quando loda il Padre per aver svelato le sue verità ai semplici e ai poveri, e le aveva nascoste ai dotti e ai sapienti. Quelle persone si sentivano proprio così, dotte e sapienti, e per questo non riuscivano a leggere la Scrittura. Gesù ringrazia invece il Padre perché l’aveva rivelata agli umili.

Molti di noi hanno il desiderio di avere una certezza nel cuore, ma anche il tentennamento umano che ci arriva nel momento in cui il tentatore ci insidia e ci inculca dei pensieri che non ci fanno bene. Oggi un sacerdote ha detto in un’omelia una cosa bella perché è chiara. Raccontava di una donna tradita dal marito, e che lui aveva avuto modo di confessare entrambi.

Seguire la voce di Dio

Sapeva quindi che il marito l’aveva tradita e che la moglie ne era a conoscenza. Il sacerdote aveva detto quindi alla moglie che il marito si era pentito e aveva riconosciuto il suo peccato davanti al confessore, anche se lei non riusciva più a fidarsi. Quel sacerdote allora le aveva chiesto cosa lo Spirito Santo le avrebbe suggerito, e lei rispose che le suggeriva di fidarsi, ma lei non ci riusciva.

E il sacerdote le risponde che in quel momento stava ascoltando quella “voce” che ci porta lontano dalla fiducia. Sta a noi seguire la voce di Dio. Se ascolteremo il Signore potremo perdonare, aprendo di nuovo il nostro cuore alla serenità invece di vivere nell’ansia costante.

Questo è il male: ci fa sempre pensare male dell’altro. Un conto è la prudenza, e Gesù ci dice di essere prudenti. Un altro conto è essere malfidati. Dobbiamo avere questa consapevolezza: il male ci farà pensare sempre male di tutti, in particolare delle persone più vicine e care a noi. Chiediamo al Signore il dono di riconoscere il bene dal male affinché lo Spirito Santo possa guidarci nella luce e nel bene e aiutarci ad illuminare le persone vicine sui rischi davanti ai quali siamo messi, per poter fare ciò che piace a Gesù.

Sia lodato Gesù Cristo.

Redazione

Paolo è il fondatore della Luce di Maria, è un laico, padre di famiglia e sposato in chiesa.
Tutte le sere alle ore 00:00 recita in diretta Facebook e Youtube de La Luce di Maria, il Santo Rosario che accompagna con delle riflessioni spontanee sulla Parola del Vangelo del giorno a venire.

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