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Vangelo di venerdì 16 luglio: riflessione di Paolo de La Luce di Maria – Video

Perdoniamo, perdoniamo le persone, noi stessi, i nostri nemici, perché con la stessa misericordia con la quale perdoneremo saremo perdonati

Riflessioni di Paolo de La Luce di Maria

Penso che Gesù in questo Vangelo ci dica una cosa importante: che non è sbagliato mantenere fede a certi piccoli impegni per il Signore, come rispettare la Quaresima o fare digiuno. Ci sono infatti gesti che ci aiutano a rinunciare, e la rinuncia ci aiuta a saper dire di no. Quando poi ci abituiamo a dire di no a una cosa che ci piace, ci abituiamo a dire di no anche ai peccati.

È una sorta di allenamento: il Signore ci aiuta a saper rinunciare, a saper fare dei fioretti proprio perché in quella rinuncia c’è un atto di fede, di amore, e lo facciamo perché Gesù ci ama, perché lo dobbiamo ringraziare. È un modo quasi per sdebitarci del bene immenso che riceviamo.

Essere grati e costanti nella preghiera

Oggi mia mamma è in ospedale, e qualcuno qui nei commenti mi ha ringraziato per essere lo stesso qui. Eppure io non mi sento di stare a fare una cosa chissà quanto straordinaria, perché io sento che qui ricevo, ricevo tantissimo dalla preghiera, anche oggi che mia mamma si è fatta male. Colgo l’occasione di pregare per lei insieme a voi.

Se tu senti che in tutto quello che fai c’è uno sforzo, vuol dire che il tuo cuore è ancora un po’ chiuso, e allora fatichi ad aprirti all’amore di Dio, che è qualcosa che va oltre l’immaginabile.

Il tocco soave dell’amore di Dio nel cuore

Se uno oggi sperimenta, e io ringraziando Dio l’ho sperimentato, questo amore che ti tocca, questo amore che ti perdona, ti rinnova, ti purifica, è difficile dopo fingere di non averlo vissuto e sperimentato. E io auguro a tutti – e non perché io sia un privilegiato – di sperimentare quel tocco lieve e soave dell’amore di Dio nel nostro cuore. Perché soltanto attraverso questo dono noi possiamo comprendere la pianezza di questo Vangelo.

Gesù ci dice proprio che non è fatta di regole, la fede, non è fatta di sacrifici. “Misericordia io voglio, e non sacrifici”: che significa?

Perdoniamo, perdoniamo le persone, noi stessi, i nostri nemici, perché con la stessa misericordia con la quale perdoneremo saremo perdonati. Nel nostro perdono c’è il primo atto di gratitudine, perché quando perdoni una persona tu lo fai per Dio. A volte provi tenerezza per e persone che ti hanno ferito, perché le vedi nell’inganno del Maligno, le vedi incastrate in una rete.

La parola più bella che si può dire

Invece se tu sei libero vai lì e gli dici: “Non ti preoccupare, ti capisco, mi dispiace solamente perché si passano momenti un po’ scomodi, ma ti perdono”. “Ti perdono” è la parola più bella che si può dire ad una persona. Io credo che quando Gesù mi ha detto “ti perdono” riferito a tutti i miei peccati, a tutte le mie mancanze, quando ero veramente lontano, smarrito, egoista, lì ho sentito un tocco nel cuore e una presenza meravigliosa di questo amore che ti piega le gambe, davanti al quale ti inginocchi e non te ne accorgi.

Questo Vangelo oggi conferma a tutti che non dobbiamo essere dei cristiani che ragionano speculando, sentenziando, giudicando, che misurano ogni cosa che fanno.

Se ti dicono “aiuta i poveri”, non lo predicare, fallo. Se pensi di aver aiutato troppo, ricordati che potevano fare di più. Se ti dicono che si approfittano di te, tu prega per chi lo fa, e fa’ che chi te lo dice si renda conto che la tua non è debolezza ma fede in Gesù.

Cerchiamo di vivere veramente un rapporto cristiano con Dio, imitando la vita di Gesù. Colui che ha dato la sua vita per la nostra non può non essere considerato un perno, il punto di partenza e di arrivo, il punto di svolta: Gesù è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, tutto.

Ambire alla santità

Averne la consapevolezza ci dà la possibilità, la forza e anche la speranza di perdonare l’imperdonabile e di ambire alla santità.

Oggi si dice “mica sono un santo!”; e perché, non lo vorresti essere? Che significa essere santi? Non significa solo stare nel calendario con tutti i santi, ma è fare la volontà di Dio.

Chi fa la volontà di Dio è santo, perché vive nella sua santità, nella sua volontà, e la sua volontà è santa. A volte noi idealizziamo questo nome. Cerchiamo la santità, cerchiamo di vivere cristianamente, perché così vivremo in modo santo e santificato. Chiediamo al Signore il dono di saper accogliere il desiderio di santità in ognuno di noi e cerchiamo di portarlo nelle nostre famiglie e in tutti gli ambienti dove andiamo.

Sia lodato Gesù Cristo.

Redazione

Paolo è il fondatore della Luce di Maria, è un laico, padre di famiglia e sposato in chiesa.
Tutte le sere alle ore 00:00 recita in diretta Facebook e Youtube de La Luce di Maria, il Santo Rosario che accompagna con delle riflessioni spontanee sulla Parola del Vangelo del giorno a venire.

Elisa Pallotta

Scritto da
Elisa Pallotta

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