Commento al Vangelo di oggi 14 Aprile, Padre Guy: “Gesù aveva una sola Passione, l’essere umano”

La Passione di Cristo. Come meditare il Vangelo di oggi?

Ci risponde il nostro Padre Guy nel commento alle letture ed al Vangelo di oggi.

Padre Guy medita il Vangelo

La meditazione del Vangelo della Domenica delle Palme del nostro Padre Guy. Un momento per comprendere meglio il messaggio contenuto nella Parola di oggi

Commento alla Passione di nostro Signore Gesù Cristo dal Vangelo secondo Luca 22,14-23,56

L.d.M. – Padre Guy, oggi, 14 aprile 2019, si celebra la Domenica delle Palme.

P.Guy – Carissimi, pace e bene. La liturgia di oggi, ci invita a celebrare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme; la manifestazione dell’amore del Signore, che chiamiamo la domenica delle Palme oppure la domenica della passione del Signore.

L.d.M. – Questa è l’ultima domenica di Quaresima.

P.Guy – Esattamente. Dal mercoledì delle ceneri, abbiamo iniziato la quaresima, momento favorevole per la  riconciliazione, «Vi supplico in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20); momento di ritorno al Padre di infinità bontà. Durante questo periodo, siamo stati invitati dunque a squarciare il nostro cuore non i nostri vestiti «Laceratevi il cuore e non le vesti» (Gl 2,13).

L.d.M. – La Passione di Cristo. Cosa c’è dietro a questa parola?

P.Guy – Ogni volta che celebro la liturgia della passione del nostro Signore, mi fermo spesso sulla parola “passione” a cui do due significati

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Passione come sofferenza

L.d.M. – Passione, leggiamo sul dizionario Treccani, significa “patire, soffrire. Essa si contrappone direttamente ad “azione”, e indica perciò la condizione di passività da parte del soggetto, che si trova sottoposto a un’azione o impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo”. Questo il primo significato della Passione di Gesù?

P.Guy – Osservando da vicino, direi che questa definizione si applica effettivamente a quanto patito da Gesù Cristo. Egli ha sofferto passivamente cioè senza porre nessuna resistenza come dice il profeta Isaia nella prima lettura “Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro”.

L.d.M. – Perché questo suo non opporre resistenza?

P.Guy – Non ha opposto resistenza perché ha voluto rimanere fedele al Padre, ha voluto insegnare ai suoi nemici il significato profondo dell’amore per Dio e per l’umanità “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13)”.

L.d.M. – Quindi una passività che è in realtà segno di una grande forza

P.Guy – La sua umiliazione non era una debolezza ma una forza d’amore ed umiltà “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” ci dice san Paolo nella seconda lettura. Ciò che Gesù compie vivendo passione è nient’altro che la continuazione estrema di tutta la sua vita.

Una vita vissuta con passione, con intensità, bruciando, amando, piangendo, commuovendosi, non passando indifferente vicino a niente, infuocato “ora d’amore e ora di sdegno”.

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Passione come appassionato

L.d.M. – Padre Guy, qual’è l’altro significato di Passione?

P.Guy – Passione come passione nel senso di essere appassionato, La passione potrebbe essere anche definita con “inclinazione, forte tendenza per qualcosa”. Per questo si dice: ha una grande passione per lo sport; la passione per mangiare, ecc. Gesù, venendo nel mondo aveva una sola passione: l’essere umano. Era innamorato dell’uomo nel senso che l’uomo era al centro della sua missione. L’amore per l’uomo l’ha portato sulla croce.

Carissimi, meditando la passione di Gesù, ognuno di noi, è invitato a interrogarsi sul nostro modo di amare. Come noi amiamo? A parole o con i fatti? San Giovanni ci dice cosi:«Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Giustamente, Gesù ha dimostrato il suo amore per noi, andando sulla croce per noi. Non basta dire “ti amo”, ma conviene dimostrarlo. L’amore che Dio ha riversato in noi per mezzo dello Spirito Santo (Rm 5,5), è un amore oblativo, cioè un amore che si dona senza condizione. Purtroppo, il mondo di oggi ci fa intravedere il senso dell’amore legato spesso a un interesse. Il consumismo e il guadagno hanno fatto sparire il senso profondo dell’amore come ce l’ha insegnato Gesù: amore senza interesse, senza condizione.

L.d.M. – Come cogliere da questa “Passione”?

P.Guy – Carissimi, meditando questa passione del vangelo di Luca, potremmo renderci conto che ciascuno di noi potrebbe ritrovarsi nel comportamento dei personaggi del Vangelo che Luca ci propone: rinnegamento, tradimento, cambiamento di atteggiamento. Oggi “osanna” domani “crocifiggilo”, lavamento delle mani (cercare ad essere innocente, non responsabile), risate e scherzi sugli altri. Invochiamo lo spirito del Signore per aiutarci a sapere amare.

Preghiamo Insieme a Padre Guy

“Signore Gesù Cristo, non possiamo nasconderci e nasconderti che abbiamo paura di svuotarci e di esporci. Aiutaci a imparare dalla tua passione quella passione per la vita che si fa disponibilità assoluta all’eccesso di dono, senza timore alcuno e con invincibile ardore di dono. Amen”. ( Lezionario quotidiano 2)

Buona domenica.

Padre Guy medita il Vangelo di oggi

Chi è Padre Guy

Per i fratelli e le sorelle che seguono la Luce di Maria, anche negli incontri periodici di preghiera, Padre Guy non ha bisogno di presentazioni. Più volte ci ha infatti accompagnato sia nei pellegrinaggi (Medjugorje, Collevalenza, Montecassino, San Vittorino) che nelle celebrazioni donandoci sempre momenti di profonda riflessione con le sue omelie e le sue catechesi.

Padre Guy-Léandre NAKAVOUA LONDHET  viene consacrato sacerdote il 17.07.2005 in Congo a Brazzaville. Ha iniziato i suoi primi passi come sacerdote proprio nella parrocchia di cui ora è parroco, Santa Brigida di Svezia a Roma nella borgata di Palmarola. Era il 13.09.2005 e non sapeva neanche una parola di Italiano.

Perché è in Italia

Padre Guy si trovò improvvisamente proiettato in una realtà completamente nuova: “Nella nostra Congregazione abbiamo la possibilità di scegliere tre paesi dove vogliamo esercitare il ministero sacerdotale ed essere missionari. Avevo scelto: Gabon, Messico e l’Isola della Riunione sull’Oceano Indiano. Il Consiglio Generale, che ha il diritto di mandarci dove trova più necessità. Mi propose dunque (ce lo dice con un meraviglioso sorrriso) di venire in Italia a Roma.

“Che c’è da fare a Roma con tutte le chiese, che riempiono il suo territorio, esisterebbe ancora uno spazio per la missione? Sinceramente non volevo venire in Italia, non me la sentivo, ma un confratello mi aveva detto: Vai e vedrai!. Per l’obbedienza dissi di sì e decisi di venire.