Come mai non si vedono più film che parlano di Gesù e la fede Cattolica?

E’ innegabile che, da un secolo almeno, la cultura della nostra Europa tocca e coinvolge anche la produzione filmica e cinematografica. Da quando i fratelli Lumière a fine Ottocento inventarono il cinema, è stato un susseguirsi di innovazioni e rivoluzioni nel campo dei mezzi di comunicazioni di massa e dello svago.

Certamente prima la televisione, poi internet (e i mille supporti tecnici per fruirne come i cellulari e i tablet oltre al vecchio computer), hanno assunto un ruolo immenso e crescente nella vita degli uomini di oggi. E questo ruolo può essere sia positivo che negativo, ma anche contemporaneamente positivo per un verso e negativo per un altro.

Bisogna quindi riflettere e meditare, come in tutte le situazioni complesse e perplesse.

Un tempo la Chiesa fu molto presente nella cinematografia e sotto Pio XII (1939-1958) le diocesi italiane gestivano un numero impressionante di sale. Spesso, specie nei paesi e nelle cittadine di media grandezza, l’unica luogo dove era possibile vedere un film era il salone parrocchiale (si veda in tal senso di Salvatore Canals, La Chiesa e il cinema, 1961).

Nel 1949 fu fondata l’Acec, Associazione cattolica esercenti cinema. Nei suoi statiti si stabilivano alcuni dei suoi importanti scopi:

1 rappresentare gli interessi materiali e morali della categoria esercenti sale cinematografiche, in particolare nei confronti delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici e privati, e degli organismi sindacali;
2 studiare e risolvere i problemi morali, sociali ed economici degli esercenti stessi anche mediante opportune intese con le competenti amministrazioni dello Stato, con le associazioni e gli enti interessati, specie al fine di incrementare al massimo la produzione e la distribuzione di pellicole che rispondano ai principi morali ed educativi della Chiesa cattolica; 3 assicurare ai suoi aderenti un servizio di consulenza e di assistenza legale, amministrativa e fiscale; 4 promuovere, favorire ogni intesa diretta a regolare nel comune interesse i rapporti con gli altri esercenti e l’industria privata del cinema.

A Roma, capitale eterna del cristianesimo e sede del Vicario di Cristo, ancora ci sono alcune piccole sale di proiezione cinematografica o di film d’essai annesse alle parrocchie. Ma ormai è un fenomeno residuale, che mostra solo l’attenzione della Chiesa e dei suoi Pastori ai cosiddetti “segni dei tempi” e alle “res novae”.

Due fenomeni di massa sono esplosi all’inizio del Novecento e non si sono più arrestati: il cinema (e poi la televisione come suo seguito naturale) e lo sport. E su entrambi questi delicati e decisivi ambiti esiste un interessante insegnamento ecclesiastico, in cui ogni Pontefice ha aggiunto qualche elemento a ciò che dissero i suoi predecessori.

Il Concilio Vaticano II, che fu il primo Concilio a convivere con cinema e televisione, fu anche un evento mediatico e filmico, senza alcun dubbio. Preceduto dalla note riprese di Pio XII mentre passeggia nei giardini vaticani o benedice i fedeli, il Concilio dedicò un intero documento al tema delle comunicazioni sociali.

Il Decreto conciliare Inter mirifica si occupa infatti dei mezzi di comunicazione più in voga al tempo ovvero cinema, radio, televisione e indirettamente anche della ben più antica stampa di giornali e periodici. Secondo il decreto, “La Chiesa, nella sua sollecitudine materna, riconosce che questi strumenti, se bene adoperati, offrono alla famiglia umana grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il Regno di Dio”. D’altra parte, la Chiesa si addolora, “per i danni che molto sovente il loro cattivo uso ha provocato all’umanità” (n. 2).

Ebbene, se già Pio XI nell’enciclica Vigilanti cura del 1936, scriveva che “Non si dà oggi mezzo più potente del cinema ad esercitare influsso sulla moltitudine”, che cosa si potrebbe dire della società contemporanea, i cui giovani in buona parte sembrano soggiogati dagli schermi, grandi o piccoli, che giocoforza li circondano?

Voler in qualche modo sottrarre completamente giovani e bambini all’influsso degli schermi pare un’impresa improba e votata al fallimento. Benché urga recuperare al più presto quel sano senso critico di una volta che porta il genitore a concepirsi come educatore dei figli, e non come semplice amico, complice o compagno di merende…

Quindi, limitare la visione di film e video, a prescindere dal loro carattere immorale, è assolutamente fondamentale. Com’è altresì fondamentale favorire nei giovani, ma anche in noi stessi, interessi e passioni meno virtuali e più materiali ed attivi come lo sport, lo studio approfondito di una qualunque disciplina, la musica e la capacità di usare almeno uno strumento musicale, l’amore per l’arte la natura e gli animali, e infine le opere di apostolato e di carità. Tutte cose, queste ultime, da incoraggiare e riproporre continuamente ai ragazzi, senza stancarsi mai e senza cedere di un millimetro a mode, tendenze o amicizie.

Ma oltre a ciò, si deve fare di tutto affinché esista e si diffonda una nuova cinematografia religiosa. I fratelli Lumière, tra i tanti cortometraggi che proposero, ne produssero alcuni, dignitosissimi ancora oggi. Uno di essi, un vero piccolo bijoux, sulla vita e la morte di Giovanna d’Arco, eroina e liberatrice della Francia dal dominio inglese, la quale proprio pochi anni dopo il film, verrà canonizzata dalla Chiesa (1920).

E oggi?

Un film che giustamente ha fatto da spartiacque, dimostrando come fosse possibile unire la tecnologia più avanzata ai contenuti più sicuri e fedeli al Vangelo, ottenendo del resto un successo strabiliante, è La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004).

In quegli stessi anni in Italia si sono avute delle miniserie televisive di tutto rispetto dedicate a figure immortali come san Paolo (2000), san Pietro (2005), La Sacra Famiglia (2006), oltre ad una serie cospicua di film dedicate ai tantissimi santi italiani, come Padre Pio, don Bosco, Giuseppe Moscati o san Francesco.
Ci sono altre pellicole tipo “Terra di Maria” un bellissimo film del 2013 di Juan Manuel Cotelo e molte altre sue produzioni che in un modo o nell’altro non hanno goduto della grande distribuzione cinematografica che avrebbe meritato.
Eccone una delle pochissime recensioni trovate su web: RECENSIONE 

Oppure Cristiada “Film Prodotto in Messico nel 2012, nello stesso anno proiettato negli Stati Uniti con successo di critica e di pubblico, arriva in poche sale di Francia solo nel maggio 2014 e pareva destinato a non essere distribuito in Italia. Già, la distribuzione che in Italia è troppo spesso, come scrive Federica Picchi, “il collo di bottiglia da superare per immettere sul mercato prodotti che escono dagli schemi del consumo di massa o si scontrano con i pregiudizi culturali degli addetti ai lavori” (leggasi censura “soft”). Avvenne anche col film di Mel Gibson “Passion” che faticò a trovare un distributore italiano a causa delle critiche della comunità ebraica, avviene in occasione di film come Il segreto d’Italia di Antonello Belluco che mettono in discussione la vulgata della Resistenza. Fortunatamente il tam tam dei social net ha attirato l’attenzione di Federica Picchi, imprenditrice fiorentina che ha fondato la Dominus Productions investendo moltissimo in questa iniziativa, provvedeendo a doppiarlo in italiano e a distribuirlo nelle sale cinematografiche di tutta Italia.
Così il 15 ottobre 2014 ci fu la prima visione nei cinema UCI Bicocca di Milano e a seguire alcune città italiane e tutte con notevole successo di pubblico.
Ma quello che colpisce non è tanto la curiosa vicenda della distribuzione quanto i motivi della censura culturale.”

Un altro film censurato molto bello è “Dio non è morto” e ultimamente “Dio non è morto 2”
Ma che sicuramente in pochi conoscete in quanto non vengono praticamente pubblicizzati da nessun network importante.

Ecco i due trailer:

Negli ultimi anni sembra che queste produzioni siano sempre più emarginate come se godano di minore impatto mediatico, specie sulla televisione pubblica e non solo.

Ora, nel degrado assoluto della pornografia e nell’isteria anticristiana che pervade moltissime pellicole (e infiniti video su Youtube), è bene che tutti coloro che tengono alla sana formazione dei giovani, si diano da fare. Incoraggiando produzioni altrimenti di nicchia, sostenendo le case cinematografiche più sensibili ai valori morali e boicottando in ogni modo tutto ciò che fa oltraggio alla decenza e al comune senso del pudore.

Se si parla tanto di libertà, come mai un buon film che parla di Dio, come un buon libro del resto, che potrebbe perfino cambiare e migliorare la vita e dare nuovi valori e delle certezze altrimenti non facili da acquisire o da trasmettere, vengono in un modo o in un altro “censurati” da qualche volontà nascosta…?

Si tratta per una volta tanto di uscire da logiche prettamente commerciali per qualcosa di più, un bene superiore, un interesse collettivo che riguarda tutti noi nel nostro ruolo di cittadini, uomini e genitori. Andare contro a ciò che detta il mercato potrebbe essere considerato come un investimento sul futuro dei nostri figli, un completamento dell’educazione che faticosamente ogni giorno cerchiamo di dare loro attraverso i valori fondanti della nostra vita come la cristianità e che cerchiamo di trasmettere soprattutto con il suo esempio quotidiano dei nostri gesti in una continua lotta con ciò che viene veicolato invece a qualsiasi ora in televisione, sui social e su internet.

Antonio Fiori