L’ennesima mossa dei portavoce della teoria gender per imporre la normalizzazione del omogenitorialità e dell’omosessualità è stata posta in atto con la messa in onda di un programma televisivo, Stato Civile, nella fascia di maggiore audience (la prima serata). Una scelta che ha sconcertato e sconvolto il comitato ‘Difendiamo i nostri figli’ espressosi per voce del suo presidente Massimo Gandolfini, il quale ha fatto notare quanto sia scorretto propugnare una teoria invisa alla maggior parte della popolazione senza un giusto contraddittorio.
La critica di Gandolfini parte proprio dall’approvazione della legge sulle unioni civili sulla quale dice: “Il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili assimilate al matrimonio, imposta con due voti di fiducia, contro la volontà popolare espressa in due Family Day da milioni di persone”. Il suo avviso è che la disapprovazione per questa legge è stata mostrata una seconda volta il giorno del voto referendario: “Un NO sempre e a chiunque sostiene campagne ed azioni culturali e politiche contro il diritto dei bimbi di avere mamma e papà e a chi vuole colonizzare le menti dei più giovani, equiparando l’unione gay al matrimonio, proponendo il supermercato delle tipologie di famiglie”.
Data la situazione politica legata a questa legge il programma Stato Civile, afferma lo stesso Gandolfini, non può che essere visto come: “Un’operazione culturale a favore delle unioni omosessuali e dell’omogenitorialità (senza alcuno scrupolo nell’utilizzo strumentale di bambini e minori), priva di alcun contraddittorio e con il sapore di una vera e propria colonizzazione ideologica”.
Per questo motivo nei prossimi giorni ‘Difendiamo i nostri figli’ chiederà ai Vertici Rai, alla commissione di vigilanza ed al governo di porre fine a quello che definiscono “Un abuso mediatico e culturale”, e di porre all’interno del programma un dibattito sano che tenga conto delle opinioni avverse in modo da poter formare nella testa dei telespettatori un pensiero completo ed indipendente dalle imposizioni.
Il messaggio del comitato si conclude con un monito per il mondo politico, avvisando chi è al potere che alle prossime elezioni il comportamento su questa questione verrà ricordato ed influenzerà non poco l’elezione del prossimo premier.
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