Cos’è il Codex Calixtinus?

L'antico libro dedicato all'Apostolo San Giacomo
Codex

Il 3 Luglio del 2011, l’archivio della Cattedrale di Santiago di Compostela, in Spagna, subì un grave furto: quattro persone (arrestate l’anno successivo) si appropriarono del Codex Calistinus, detto anche Liber Sancti Jacobi (Libro di San Giacomo), un testo che racconta, appunto, di San Giacomo il Maggiore e del conseguente culto di Santiago de Compostela.
Nella Legenda Aurea, una raccolta di biografie sulla vita dei Santi, risalente al Medioevo, il frate Domenicano Jacopo Da Varazze, racconta l’origine di uno dei luoghi sacri più visitati al mondo, dopo Roma e Gerusalemme.

“San Giacomo il Maggiore, dopo l’Ascesa di Gesù al cielo, iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna, spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera, Giacomo tornò in Palestina, dove fu decapitato per ordine di Erode Agrippa, nell’anno 44.
I suoi discepoli, con una barca guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia, per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia”.

In effetti, il corpo di Giacomo il Maggiore era l’unico, tra quelli degli Apostoli di Gesù, a non essere stato deposto a Roma. Ciò rendeva Santiago de Compostela un luogo di gran valore spirituale e sede Arcivescovile, già nel 1121.
Jacopo Da Varazze continua: “Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo, fanno sì che della tomba dell’apostolo si perdano memoria e tracce. Nell’anno 813, l’eremita Pelagio (o Pelayo), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico.

Il Vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”.
E fu così che Santiago de Compostela divenne la meta di tutti coloro che, dopo un lungo pellegrinaggio (a piedi, a cavallo, in bicicletta), vogliono arrivare ad omaggiare la tomba di San Giacomo il Maggiore.
Pare, tra l’altro, che la stella, apparsa a Pelayo, determinò anche il nome del posto: “Santiago”, infatti, sta per “San Giacomo” e “de Compostela” significa “del Campus Stellae”.

Gli autori del Codex Calixtinus

E’ incerto l’autore del Codex Calixtinus; probabilmente composto nel XII secolo, si attribuisce a Papa Callisto II o al chierico Aymeric Picaud.
Certo è, però, l’argomento trattato, ossia la devozione all’Apostolo.
Il Codex Calixtinus è formato da cinque libri.
Il primo è Anthologia Liturgica (Hymni et Homiliae), in cui l’autore descrive una liturgia solenne, che sarebbe dovuta essere adottata nel culto a San Giacomo il Maggiore.

Il libro comprende anche sermoni ed omelie di argomenti e stili eterogenei, relativi a varie celebrazioni, distribuite nel corso dell’anno liturgico. Vi sono, poi, molte antifone e inni, adattabili ai riti che riguardano la vigilia, le ottave, le veglie, le feste dedicate a San Giacomo il Maggiore.
Il secondo è De Miraculis Sancti Iacobi, in cui sono narrati 22 diversi miracoli, compiuti dall’Apostolo e avvenuti in varie località del mondo allora conosciuto.

Il terzo è Liber de Translatione, che parla del trasporto del corpo di San Giacomo il Maggiore, da Gerusalemme alla Galizia. Questo libro e’ formato da diverse epistole e da tante descrizioni, in merito alle diverse solennità dedicate all’Apostolo.
Il quarto è Historia Karoli Magni et Rotholandi ( Historia Turpini), che parla dell’Arcivescovo di Reims, Monsignor Turpino, dalla cui storia sono derivati ben 250 manoscritti.
Essi descrivono come San Giacomo il Maggiore, apparso in sogno al Re Carlo Magno, gli avesse rivelato dove cercare il suo copro, dimenticato in terra pagana.
L’opera letteraria medioevale, la Chanson de Roland, indica l’Arcivescovo Turpino come un fedele combattente, a fianco proprio di Carlo Magno.

Il quinto è Iter Pro Peregrinis ad Compostellam, Aimery Picaud Ascriptum ed è, dunque, una guida per il pellegrino di San Giacomo il Maggiore. Nel libro si parla degli itinerari più opportuni per effettuare il pellegrinaggio, da ogni parte del mondo, fino, appunto, a Santiago de Compostela.
In questa sezione, sono anche citati e discussi gli ostacoli che si presentano durante il viaggio, che sono non solo di natura fisica, ma spirituale: si parla delle gioie e dei dolori che quel percorso inevitabilmente offe, a coloro che vogliano scrutare all’interno del proprio essere.

Il pellegrinaggio attrae tante persone, ancor oggi, ogni anno, proprio perché da modo di riflettere sulla propria esistenza, a contatto con la creazione; immersi nella storia di quei luoghi, storici e leggendari, e in quella della propagazione del Vangelo, da parte degli Apostoli di Cristo, a costo della vita.
Ai diversi libri del Codex Calixtinus, si associano anche molti altri manoscritti, conservati in diversi Monasteri e chiese, nel Sud e nel centro della Francia, nel Nord Italia e in tanti altri Paesi Europei. Questi testi sono chiamati Libelli Sancti Iacobi.

Antonella Sanicanti