I cinque miracolosi anni vissuti da Michelino

Per quanto sempre più precisa e accurata, la scienza medica si blocca di fronte ad alcuni casi inspiegabili. Al giorno d’oggi è possibile rintracciare sin dai primi mesi di gravidanza alcune malattie e malformazioni letali per il feto e questo si associa spesso ad un’ aborto terapeutico. Ci sono persone, però, che ritengono la sacralità della vita talmente importante da non curarsi di queste malattie e si affida a Dio affinché i figli riescano a godersi un periodo di tempo in questo mondo.

Questo è sicuramente il caso di Agnese e suo marito, una coppia di giovani sposi catanesi che ha deciso di non ricorrere all’aborto nonostante i medici avessero detto loro che il nascituro poteva morire durante la gravidanza o durante il parto a causa di una deformazione congenita molto grave. La loro scelta coraggiosa, un vero e proprio abbraccio alla vita, è stata premiata da Dio con cinque meravigliosi anni di vita del loro piccolo Michele.

Michele (Michelino per gli amici ed i parenti) è morto lo scorso febbraio, la madre Agnese ha quindi voluto dare testimonianza di quel miracolo che è stata la sua vita in un’intervista concessa ad ‘Aleteia’. La prima cosa che la donna racconta è la tristezza per la scomparsa del figlio: “Michele, noi lo chiamiamo tutti Michelino, è salito da Gesù il 2 febbraio scorso, all’età di cinque anni. Io e mio marito Antonio siamo una coppia credente, attaccata ai sacramenti e alla preghiera, ma nonostante questo proviamo una profonda tristezza. Abbiamo la certezza del paradiso e della vita eterna, ma comunque il nostro dolore è grande: sentiamo tanto la mancanza di nostro figlio perché lo abbiamo amato fin dal primo momento”.

Sin dal primo respiro tutti sapevano che Michele non avrebbe vissuto a lungo, ma questo allevia solo in parte il dolore che la madre prova per la perdita di quel bambino che è riuscito a regalare a lei e a suo marito attimi di pura felicità. La domanda più spontanea in un caso come questo è: perché farlo nascere nonostante la consapevolezza della sua sofferenza? A questa domanda la donna risponde che la sacralità della vita non può essere toccata e che sin dal primo momento lei e suo marito si sono affidati a Dio affinché li guidasse in questo difficile percorso:

“Eravamo sposini quando sono rimasta incinta, e poco tempo dopo nel corso di un’ecografia il mio ginecologo ha subito notato che c’erano dei problemi: il bambino soffriva di una rara patologia cerebrale, l’oloprosencefalia, che nelle forme più gravi determina l’incompatibilità con la vita. Quello fu un giorno tremendo, ero insieme a mio marito e mia sorella. Dopo la notizia, con Antonio ci siamo subito rivolti al Signore per avere da Lui l’aiuto necessario ad affrontare questa situazione. L’idea dell’aborto terapeutico non ci passò nemmeno per la testa, e non ci siamo mai pentiti di questa decisione”.

I medici erano sicuri che il piccolo, anche se fosse nato, non sarebbe riuscito a sopravvivere più di qualche mese, per questo motivo ogni giorno che Michelino rimaneva in vita era considerato un miracolo anche dai medici che lo hanno fatto nascere e curato. Questo basterebbe a parlare di mano di Dio, ma c’è un altro particolare che conferma ai suoi genitori che Michelino era stato benedetto dal Signore: “Accadevano cose inspiegabili che per la sua malformazione non avrebbero potuto verificarsi: per esempio quando non voleva stare nel passeggino, si muoveva, piangeva e si ribellava, ma appena lo prendevamo in braccio si calmava, smetteva di piangere, si godeva le coccole e si addormentava. Voleva dormire sempre in mezzo a noi e non nella culla, mentre per la scienza non avrebbe dovuto sentire e percepire niente”.

A fine intervista la donna catanese parla del ricordo più bello della sua vita insieme a Michele, un attimo di tenerezza che la sua condizione genetica non avrebbe dovuto permettergli: “Un giorno mio marito rientrò dal lavoro, e io avevo il bambino in braccio: Michelino sentì la voce di suo padre, si girò e sorrise, a dispetto di quello che dice la scienza. Noi quel giorno non lo dimenticheremo mai”.