La Cina tenta storico cambiamento di rotta: sarà la svolta decisiva?

La prospettiva di Pechino è quella di andare controcorrente rispetto al passato ma l’emergenza comunque rimane.

In Cina la politica del figlio unico è ormai un lontano ricordo. Dopo l’innalzamento a due, decretato nel 2016, il Politburo del Partito Comunista ha ulteriormente allargato le maglie.

L’ennesima svolta di Pechino

La decisione è stata presa a seguito del censimento 2020, che aveva rilevato un nuovo sensibile calo delle nascite: 12 milioni, rispetto ai 14,6 milioni dell’anno precedente. Un declino della natalità del 18% in un solo anno.

Anche in Cina, l’inverno demografico è a uno stato particolarmente avanzato. Oggi i cinesi sono 1,41 miliardi ma, se non si inverte la rotta, la popolazione scenderà a un miliardo entro la fine di questo secolo.

A preoccupare la dirigenza del Partito Comunista è la diminuzione della forza lavoro giovanile, che va a gravare sul sistema sanitario e previdenziale. L’obiettivo è quindi quello di passare dall’attuale tasso di fertilità di 1,3 figli per donna al 2,1, fondamentale per garantire un ricambio generazionale e mantenere stabile il numero di abitanti.

36 anni di figlio unico: una strage di innocenti

Ciò che è accaduto dal 1979 ad oggi ha rappresentato un vero e proprio esperimento demografico e sociale, dai contorni anche molto violenti e oppressivi. In quell’anno, la Cina, appena uscita dal maoismo, iniziava lentamente ad aprirsi all’Occidente e ad un’economia capitalista.

Alla fine degli anni ’70, l’espansione demografica cinese era ai suoi massimi storici, con una media di quattro figli per famiglia: troppi per il governo di Deng Xiaoping, che puntava ad un’agenda “sviluppista”, con decisi tagli al welfare familiare.

Il risultato di 36 anni di politica del figlio unico (1979-2015) sono stati 336 milioni di aborti (molti dei quali forzati), 196 milioni di uomini e donne sterilizzati e 403 spirali intrauterine impiantate.

Il divieto del secondo figlio è stato osservato di meno nelle aree rurali, dove per anni si è riscontrato il fenomeno dei “figli clandestini”. Le pesanti sanzioni economiche a chi infrangeva la regola sono state comunque un notevole deterrente.

Troppo tardi o troppo poco…

L’intervento di Pechino nella direzione di un rilancio demografico si profila però tardivo o, comunque, insufficiente. La legge del figlio unico ha infatti profondamente condizionato l’antropologia delle nuove generazioni cinesi.

Al tempo stesso le giovani coppie riscontrano le stesse identiche problematiche occidentali: difficoltà a conciliare famiglia e lavoro; prezzi degli immobili troppi alti; i figli visti come un ostacolo alla carriera. E facilmente rinunciano ad avere bambini.

L’esito di un sondaggio governativo è stato sconfortante: alla domanda rivolta alle giovani famiglie, se si sentissero pronte per il terzo figlio, ben 29mila risposte su 31mila sono state negative. Il sondaggio è stato quindi prontamente cancellato dal web.

Si torna così “a bomba”, a quello che è un problema universale, già riscontrato anche in Italia e in altri paesi europei. Si possono elargire tutti i bonus bebé possibili, tutte le agevolazioni tariffarie o gli sgravi fiscali pertinenti.

Se però, la cultura di massa rimane poco propensa alla vita nascente e alla famiglia, poco sensibile al destino delle nuove generazioni, così ancorata al presente e così impaurita del futuro, la situazione difficilmente potrà cambiare.

Luca Marcolivio

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