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Cimitero comune tra cristiani e musulmani, esempio di civiltà in Senegal

“Tolleranza” è la parola d’ordine, che non significa sopportarsi, ma comprendersi per una pacifica convivenza.
Gli sforzi che si stanno facendo per raggiungere un quieto vivere tra cristiani e musulmani, riguarda a più livelli tutta la sfera sociale.
Dal Santo Pontefice ai comuni cittadini, molte persone cercano, in un’ottica di intercultura, di fare in modo che i due Credi trovino una maniera per convivere serenamente.
In un paese del Senegal, che si chiama Joal-Fadiouth, i cattolici sono in maggioranza e rappresentano il 90% degli abitanti, mentre gli islamici sono solo il 10%.
In quel posto, però, cristiani e musulmani non hanno nessun problema a portare avanti la loro spiritualità.
Così, anche all’interno di una stessa famiglia, le religioni convivono e, quando qualcuno muore, viene portato al comune cimitero, per l’ultimo saluto.
Il cimitero di Joal-Fadiouth (denominata l’isola delle conchiglie) ospita, infatti, cristiani e musulmani nel medesimo luogo: uno distesa di conchiglie, in mezzo alle quali sono piantati alberi e piante.
Li si possono venere, in due arre distinte, ma collegate, le croci che indicano le tombe cristiane e le mezze lune che sovrastano quelle musulmane.
“A Fadiouth tantissime famiglie sono miste, cattolici e musulmani convivono all’interno dello stesso nucleo familiare, i cristiani vengono invitati alle feste islamiche e viceversa. Così, essere seppelliti nello stesso cimitero rappresenta la normalità, la naturale conseguenza alla fine di un’esistenza fondata sulla coesione e il rispetto tra religioni.”, dice uno degli abitanti del posto.
E anche nella morte l’interreligiosità viene rispettata: i cristiani riposano in casse di legno, i musulmani avvolti in lenzuoli bianchi col volto rivolto verso La Mecca.
Uniti nella vita, come nella morte, quella di Joal-Fadiouth è una realtà da cui prendere esempio: “Ma tra cristiani e musulmani non esiste differenza, la religione non rappresenta un problema”.
Speriamo davvero che il loro sereno vivere si esporti presto in altri Paesi, fino a dimostrare al mondo il significato vero della parola “tolleranza” e del sentimento che ne consegue.

 

Antonella

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Antonella

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