Una chiesa chiusa apre ai senzatetto

Una chiesa chiusa apre ai senzatetto
Chiesa trasformata in dormitorio

Una chiesa chiusa apre ai senzatetto. Se la solidarietà è sentita e partecipata, è sempre un’ottima cosa.
Se proviene da un gruppo parrocchiale, da un’associazione umanitaria, dalla gente comune o da un movimento politico, poco importa, poiché ciò che conta è l’ausilio che si offre a chi ha davvero bisogno di tutto.
In questo momento, sono ancora tante le persone che vagano per strada, per le vie del mondo intero purtroppo, in cerca di qualcuno che porge loro la mano.

Le necessità sono tante: cibo, vestiario, un luogo dove lavarsi (per mantenere almeno le minime e sane condizioni igieniche). Soprattutto, queste persone hanno bisogno di un tetto sulla testa e di un po’ di dignità.
Quanti clochards muoiono, ogni anno, di stenti e per il freddo della stagione invernale! Quanto sarebbe opportuno, cristiano, degno di ogni buon cittadino, aiutare quei fratelli a non morire, almeno non da soli, almeno non in quel modo!
Ora, una chiesa, rimasta chiusa da tantissimo tempo, saccheggiata da vandali a ripetizione, è stata riaperta e messa a disposizione “per accogliere i senzatetto e i bisognosi di questa città, che, in questi mesi invernali, rischiano la vita per il freddo”.

Accade a Napoli, al centro della città, nella chiesa monumentale di Sant’Antonio a Tarsia, costruzione storicamente importante, poiché risalente addirittura al 1550.
All’epoca dell’edificazione, era stata dedicata (guarda caso) a Santissima Maria del Soccorso e, in seguito, donata ai Francescani, che esposero, al suo interno, una statua del Santo predicatore di Padova.
Ecco, oggi, le parole di coloro che hanno pensato di darle nuova vita: “Abbiamo deciso di organizzarci, noi dal basso, perché nella nostra città non ci sono abbastanza dormitori, né una adeguata risposta all’emergenza freddo”, spiegano i volantini, da loro distribuiti in città, per diffondere la notizia dell’evento.
Così molti, soprattutto ragazzi, si sono messi all’opera, per rendere più ospitale le navate dell’edificio, in modo da aprire le porte di quel luogo, vastissimo e con Convento adiacente.