San Gabriele dell’Addolorata: Santa Gemma non era soltanto una sua discepola

Chi conosce questo celebre Santo, non può non conoscere la sua “discepola” spirituale prediletta e il rapporto che li legò.

San Gabriele dell'Addolorata e Santa Gemma Galgani
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I due ebbero, seppure dopo la morte dell’allora venerabile Gabriele dell’Addolorata, un rapporto di profonda amicizia spirituale. Dopo la morte? Affermare questo non è un’incorrettezza, perché Santa Gemma Galgani (Lucca, 12 marzo 1878 – 11 aprile 1903) fu profondamente devota al Santo passionista ed ebbe una grande venerazione nei confronti di lui.

Un’amicizia per la vita… oltre la morte

Il Santo dei giovani le apparve più volte dandole coraggio, guidando Gemma nel suo cammino di fede, anch’esso sentitamente vicino alla spiritualità dei passionisti, che entrambi i santi fecero propri.

Per San Gabriele dell’Addolorata (Assisi, Perugia, 1 marzo 1838 – Isola del Gran Sasso, Teramo, 27 febbraio 1862), la santa lucchese aveva una devozione davvero straordinaria, al punto da considerarlo suo patrono e protettore.

Gemma si “innamorò” della spiritualità del santo leggendone la vita, e meditandola a fondo in un particolare momento della sua vita, tanto che si narra che al momento di restituire il libro con la biografia di Gabriele, la santa pianse amaramente.

San Gabriele appare a Santa Gemma

Gabriele apparve a Gemma plurime volte, dandole consigli e parole d’incoraggiamento dal Cielo. In una delle sue apparizioni, egli pose lo stemma passionista sul fianco della Santa di Lucca dicendole profeticamente: “Tu sarai passionista”, e così, in qualche modo sarà, anche se la santa non poté prendere mai i voti. Con il suo esempio, la santa lucchese definì meglio la sua vocazione passionista.

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La guarigione miracolosa

Per intercessione di San Gabriele, Gemma inoltre guarì da una grave malattia che l’affliggeva, una osteite delle vertebre lombari con ascesso agli inguini. Gemma iniziò a presentare una curvatura della spina dorsale, contrasse poi la meningite che la lasciò per del tempo non udente. Le si formarono degli ascessi in testa, le caddero i capelli e ad un certo punto sembrò quasi paralizzata.

“Vuoi guarire?”

Così Gemma si rivolse a Gabriele e cominciò a lui una novena: fu lì che iniziò a leggere la sua storia, di cui rimase così colpita.  Una notte, il 23 febbraio 1899, Gemma sente il rumore come di un rosario e vede San Gabriele di fronte a lei che le dice così: “Vuoi guarire?… prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù” (Autobiografia, p.248). Il nono giorno il Santo le accordò la grazia: Gemma era guarita.

Dice Gemma di San Gabriele dopo che lui la miracolò: “Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l’anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l’immagine Sua sotto al guanciale, e cominciai fino d’allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo” (Autobiografia, p.245).

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Un’amicizia, questa trai i due Santi, che ci manifesta come la vita continui dopo il passaggio su questa terra, e come tutti noi potremmo e dovremmo riscoprire l’importanza della devozione ai Santi, a coloro che amarono Gesù più della loro vita, aiutandoci così a viverne il senso pieno e a camminare verso di lui.

Elisa Pallotta

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