Caso Ratisbona: i seminari formano pedofili? Ecco la risposta di Padre Di Noto

L’inchiesta sul coro di Ratisbona ha portato alla luce dei fatti raccapriccianti, decine di bambini sono stati abusati, non solo sessualmente, ma anche fisicamente e mentalmente. Dietro a questi continui abusi c’era un sistema di copertura esterno basato sulle minacce ai bambini, ed interno basato sull’omertà (mi spiace dirlo) di stampo mafioso. Inutile, quindi, negare che nel fatto in specie ci sia stata un’organizzazione criminale all’interno di un istituto clericale, altro fatto è accomunare tutto il clero e prendere spunto da un esempio errato, ingiusto, crudele e perverso per incentrare un’invettiva su tutto il Vaticano.

La premessa fatta è talmente scontata da sembrare inutile eppure non è così, come dimostrato ampiamente dall’articolo di Marco Marzano su ‘Il Fatto Quotidiano’. Ciò che colpisce nell’analisi del giornalista non è tanto l’efferatezza delle parole, giustificate probabilmente dall’astio che gli causa il pensiero di bambini abusati, quanto la certezza che tracima dalle sue parole quando enuclea in seguito ad un articolato ragionamento le cause di questo comportamento da parte dei preti.

Nell’articolo in questione, infatti, si legge: “Quei preti erano da un canto immaturi affettivamente e quindi incapaci di stabilire relazioni amorose paritarie e responsabili, dall’altro assetati di occasioni per manifestare la propria volontà di dominio e di potere appresa con tutta probabilità proprio nei seminari, dopo essere stati a propria volta oggetto di abusi e di violenze ma anche dopo aver imparato, nelle classi e nei corridoi, che Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: quelli normali e i preti”.

Sebbene si legga il preciso riferimento ai fatti di Ratisbona, sottolineato dall’incipit del paragrafo ”Quei preti”, non è difficile scovare tra le righe un senso di rabbia (nemmeno troppo celato) nei confronti dell’istituzione Chiesa in generale quando scrive: “Dall’altro assetati di occasioni per manifestare la propria volontà di dominio e di potere appresa con tutta probabilità proprio nei seminari”. Con questo passo l’articolista suggerisce che è il sistema stesso dei seminari a formare i preti pedofili, come se ai preti venisse insegnato ad esserlo durante la formazione.

Dal resto del pezzo si evince che sarebbero tre gli aspetti che favoriscono la tendenza dei preti alla pedofilia e sarebbero: il celibato, le violenze dei preti subite da ragazzini e la non promiscuità delle classi negli ambienti di formazione del clero. Per controbattere alle tesi de ‘Il Fatto Quotidiano’, il sito d’informazione cristiana ‘Aleteia’ ha intervistato Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione ‘Meter’ impegnato da oltre 30 anni nella lotta alla pedofilia nella Chiesa.

La prima domanda che gli viene posta è se nei seminari vengono formati pedofili, a questo quesito il parroco risponde: “Credo che chi scrive questo credo sia non solo fuori dalla realtà, ma millanta un’attendibilità che non esiste e tradisce una grave superficialità nell’affrontare la formazione dei seminaristi nei seminari in Italia e nel mondo”, quindi aggiunge uno spunto di riflessione: ”Se da parte laica si osa dire questo allora cosa dovremmo pensare noi di altri settori sociali, dove davvero accadono fatti gravissimi? Mi riferisco ad esempio a tutto ciò che è accaduto come scandalo nelle scuole di calcio, nelle associazioni sportive”.

Il secondo quesito a cui risponde Don Di Noto riguarda le cause che hanno portato alla creazione di un sistema come quello di Ratisbona. Il parroco parte da una analisi complessiva della situazione ‘Abusi su minori’ e conclude l’analisi dicendo che trattandosi di un fenomeno che travalica qualsiasi gruppo sociale e ogni fascia d’età e chiaro che è un problema sociale e che non si sta intervenendo a dovere per risolverlo. Quindi soffermandosi sul caso in specie dice:

“Evidentemente, ciò che è accaduto è grave: io dico sempre che basta una sola vittima, nell’ambito della nostra comunità cristiana o in certe strutture, ad evidenziare un’aberrazione sistematica, oltre che la deviazione di un sistema mentale. Però è anche vero che in questi decenni si sta cambiando, si sta comprendendo”.

Don Di Noto, quindi, non nasconde che esiste un problema, ma afferma che per sua esperienza qualcosa sta cambiando in meglio. Quindi entrando in dettaglio evidenzia il problema principale di Ratisbona e della Chiesa, l’omertà: “Anche nei seminari bisogna avere attenzione e discernimento, certo. Oppure nel coro di Ratisbona sono accaduti questi fatti gravissimi e nessuno se n’è accorto… ciò è possibile appunto perché esiste una struttura di peccato, che si protegge con trame di omertà: i panni sporchi si lavano in famiglia… e cose così”. Insomma il peccato del singolo viene protetto e questo crea un precedente a cui appellarsi che con il passare del tempo un sistema di copertura come quello di Ratisbona.

Gli viene chiesto infine come può essere risolto questo problema all’interno della Chiesa è lui con perentorietà afferma che l’unico metodo valido è la denuncia: “Non si tratta di un’azione solo repressiva, e vorrei che passasse questo concetto, perché vedo che anche nell’ambito ecclesiale c’è qualcuno che dice che «la Chiesa non deve denunciare» . Dicono che la Chiesa non è chiamata a fare azioni che aiutino la repressione. Secondo me chi dice questo si sbaglia di grosso: la denuncia, se accompagnata profeticamente all’aiuto per uscire fuori dal male, deve essere fatta”.