Carlo Verdone: “siamo dei frammenti di Dio”

Carlo Verdone
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All’Osservatore Romano, Carlo Verdone aveva confidato di essere uno di quei fedeli che -giustamente- si pongono mille domande sulla fede, qualcuno, insomma, che cresce nella devozione, perché non la ritiene preconfezionata. Diceva, infatti, di dubitare di coloro che affermano: “Io credo e sono tranquillo con me stesso”.

Lui ribadisce: “Io credo a colui che si interroga quotidianamente, o molto spesso, su come riprendersi la fede. La fede per me è un rincorrerla continuamente e, quindi, un interrogarti dentro”. “Certe volte stimo molto di più delle persone atee che dicono di non credere, perché vedo che nella loro vita hanno un comportamento assai retto. Viceversa, ci sono dei credenti che vanno in chiesa, declamano anche con grande sicurezza la loro fede, ma hanno un comportamento ipocrita. A quelli credo molto poco”.

Carlo Verdone apprezza molto il Pontefice

E Carlo Verdone ha un’idea molto precisa anche in merito a Papa Francesco e al suo operato, un Pontefice che parla con calma, ma dice tutto ciò che dovremmo ascoltare: “Il Pontefice esercita la sua missione pastorale con il buon senso di un prete illuminato, non certo con la distanza di un sovrano irraggiungibile”.
Gli altri leader “alzano i toni, urlano per eccitare i peggiori istinti della gente”, lui “stimola pacatamente la riflessione sui temi cruciali della nostra epoca. Un’epoca difficile, che ha smarrito la dimensione spirituale ed etica”.

Ma cosa pensa Carlo Verdone della morte e della vita eterna?
“C’è qualcosa dentro di me che mi fa credere che la morte dell’uomo, in realtà, è una morte apparente e che poi la vita ricomincerà in un altro modo, ma è qualcosa che non sappiamo comprendere bene. Probabilmente siamo un tutt’uno, un mosaico di un’unica entità; siamo dei frammenti di Dio. Comunque, se smettessi di riflettere sulla fede, sarei un grande superficiale; una persona assolutamente mediocre”.

Antonella Sanicanti

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