Ha sempre visto e parlato dell’aldilà e dell’incontro con la morte con una lucidità tipica di chi ha affidato completamente la sua vita a Dio.
Il Cardinale Carlo Maria Martini, pochi anni prima di morire, aveva deciso di ritirarsi in vita contemplativa. Un libro postumo ci racconti i suoi ultimi pensieri.
“Conversazioni notturne a Gerusalemme”, così si chiama il libro postumo, una specie di testamento spirituale del Cardinale Carlo Maria Martini, morto nel 2012. Una sorta di libro – intervista, scritto con il gesuita Georg Sporschill, racconta di come il prelato già incominciava a porsi le domande sul senso della morte e sul vero significato della vita.
“Ho superato gli ottant’anni, a questo punto alcune cose sono prevedibili. Sappiamo quanti anni sono concessi all’uomo […] Ho delle esitazioni quando vedo come gli anziani si ammalano, hanno dolori, dipendono dagli altri […] Io parto dal principio che Dio non pretenda troppo da me: sa cosa possiamo sopportare. Forse in punto di morte qualcuno mi terrà la mano. Mi auguro di riuscire a pregare” – rispondeva il Cardinale.
La preghiera: il passo che lo avvicina a Dio, quel qualcosa che lo tiene legato a lui a doppio filo: “Noi ci esercitiamo a pregare. Mi fa sentire di essere al sicuro vicino a Dio. La morte non può privare di questa sensazione di sicurezza”.
Pensava ed aveva un suo pensiero su come fosse il mondo dell’aldilà: “L’altro mondo, verso il quale procede la nostra vita, possiamo già oggi consolidarlo in noi vivendo non per noi, ma per gli altri, percependo la comunione dei santi. I miei genitori sono morti già da molto tempo, eppure non li dimentico […] Invecchiando si hanno sempre più amici nell’altro mondo, più che in questo” – proseguiva.
E sulla morte diceva: “Perfino nella morte, sono al sicuro. Questa è anche la mia speranza” – concludeva il Cardinale Martini.
La sua speranza certa nella fedeltà dell’Altissimo. Martini a Dio si è donato e a Dio si è affidato, fino all’ultimo, fino al momento della sua morte.
Fonte: aleteia.org
ROSALIA GIGLIANO
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