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Candreva paga la retta alla bambina umiliata in mensa

Come si è conclusa la vicenda della bimba umiliata a mensa perché non poteva pagare la retta?

A risolvere la questione ci ha pensato Antonio Candreva, il quale, venuto a conoscenza dell’accaduto, si è offerto di pagare la retta alla piccola.

(Getty Images).

Bimba umiliata in mensa perché non poteva pagare la retta

Lo scorso 29 marzo l’Italia intera è venuta a conoscenza dell’infelice decisione presa dal Comune di Minerbe e dalla società che si occupa del catering della scuola elementare “Berto Barbarani“, di lasciare una bimba di sei anni senza il pasto riservato a tutti gli alunni. Alla bambina, infatti, sono stati serviti un pacchetto di cracker ed una scatoletta di tonno, al posto del consueto pranzo. La piccola si è sentita umiliata dal gesto ed è scoppiata in lacrime.

Il motivo di questa discriminazione è stato di ordine economico, i genitori della bambina non pagavano la retta per la mensa da diversi mesi e dopo alcuni richiami è stato deciso di dare un esempio. Nonostante la decisione abbia scatenato una veemente polemica nei confronti del sindaco leghista Andrea Girardi, lui ed il suo entourage si sono detti convinti che quella fosse la scelta giusta per dare un esempio a chi non paga e per rispetto di quei genitori che invece pagano regolarmente.

Antonio Candreva paga la retta della mensa alla bimba umiliata e ai coetanei in difficoltà

Venuto a conoscenza della decisione del comune veronese, Antonio Candreva, calciatore dell’Inter e della nazionale, ha deciso di offrirsi volontario per pagare la retta della piccola. Quando il calciatore ha saputo che c’erano altri 36 bambini in difficoltà con la retta, non ha esitato ad allargare la sua offerta anche alle loro famiglie. La questione, dunque, è stata risolta dalla bontà d’animo di un privato (vero esempio di carità cristiana), ma la scelta del comune rimane tutt’ora controversa: come mai non esiste un piano di agevolazione per quelle famiglie che non possono permettersi la retta? Dal comune veronese, in realtà, fanno sapere che per le famiglie in difficoltà esiste uno sconto del 40-50%, ma nei casi in cui questo non basta si deve arrivare ad una discriminazione che potrebbe lasciare un segno nella indelebile nella psiche dei bambini?

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Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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