Il caffè spirituale, una pausa con la Parola – Giovedì 28 Gennaio

Il caffè richiama un’abitudine quotidiana che ci accomuna un pò tutti, una buona tazzina calda e aromata, ci dà quel input per iniziare meglio un nuovo giorno.

Il caffè spirituale, una pausa con la Parola
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È per tantissimi di noi, tra cui la sottoscritta, è un’abitudine irrinunciabile a casa o al bar in compagnia, e anche occasione per incontrare amici, conoscenti, colleghi.
Esattamente quello che dovrebbe essere la Parola di Dio per noi, un appuntamento a cui non possiamo rinunciare, per scoprire in essa l’opportunità per un incontro davvero imperdibile col Signore.

La Parola guida le nostre giornate

Ogni giorno, dopo aver pregato, perché non è un gioco né tanto meno un atto scaramantico, leggiamo una Parola aperta “a caso”, ma sappiamo che nelle cose di Dio, il caso non esiste, e che ogni sua Parola ci parla e vuol dire qualcosa proprio a noi, adesso.

La sua Parola è luce ai nostri passi, spesso ripeto queste parole di San Paolo nella Lettera agli Ebrei cap 4,12, perché mi piace tantissimo: 

“Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”.

La Parola di oggi, Giovedì 28 Gennaio 

Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato un vaso fra altri vasi di argilla? Dirà forse la creta al vasaio: «Che fai?» oppure: «La tua opera non ha manichi»? (Isaia 45:9)

La Parola estratta oggi “a caso” parla  della creazione. Quando perdiamo di vista che siamo creature di Dio, ecco che l’uomo smarrisce il senso della creaturalità e pretende di dire a Dio come deve agire; come un vaso che dice al vasaio: “Che fai?”. Il manufatto, ovvero la creatura, crede di poter dettare le leggi del suo esistere. È ciò a cui assistiamo oggi, nella civiltà atea contemporanea: voler dimenticare che l’uomo è fatto da Dio, negare il fondamento di tutta l’antropologia cristiana. 

Simona Amabene

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