Bruce Springsteen,Bryan Adams, al servizio delle Lobby LGBT. Ecco chi sono i nostri idoli…

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La dittatura LGBT esiste e, come ogni totalitarismo che si rispetti, ha i suoi artisti di regime.

D’altra parte, se si vuole il successo a qualche potente bisogna pur piegarsi. E oggi ad avere il potere è la lobby gay.

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In Italia, come abbiamo già visto ad esempio in occasione del Family Day e del Festival di Sanremo, i soldatini obbedienti al Grande Fratello di turno non mancano.

Ebbene, negli Stati Uniti, mutatis mutandis, la situazione è la stessa. Come da tradizione.

Apprendiamo infatti che due noti cantanti hanno deciso di annullare i loro concerti in North Carolina e Mississippi a causa delle loro politiche a favore della famiglia naturale, del diritto dei bambini ad avere un papà ed una mamma, della libertà e dunque, in fondo, a favore del buon senso. Valori, questi, un tempo patrimonio di tutti gli americani, come di ogni popolo del mondo…

Lo Stato del Mississippi (lo abbiamo visto) ha approvato una legge sulla libertà di coscienza: entrerà in vigore il 1° luglio e permetterà ai gruppi religiosi di negare “matrimoni” o adozioni alle coppie omosessuali. Oltre ad altre misure, la normativa consentirà alle aziende private di negare ad un transessuale di poter usare il bagno che vuole, a seconda di come si sente.

Pure il North Carolina, ha imposto le stesse misure relativamente alla questione bagni. L’argomento, che ha degli spunti tragicomici, è molto vivo negli Usa…

Bruce Springsteen, grande sostenitore dell’amministrazione Obama
Per questi motivi, Bruce Springsteen, “The Boss“, ha cancellato un concerto in programma in North Carolina. Sul suo sito web, il cantante ha detto che tale decisione vuole essere un gesto di solidarietà verso le persone colpite dalla legge. Una legge che, a suo dire, mina i diritti dei cittadini LGBT e la loro libertà di scelta. Libertà a quanto pare consentita solo agli attivisti gay e non agli altri cittadini, con un pensiero difforme da quello imposto dall’ideologia omosessualista.

Ovviamente, inutile sottolinearlo, la mossa ha fatto guadagnare a Springsteen il sostegno di tutto il mainstream politically correct statunitense, che lo ha definito eroe ed icona dei diritti dei transessuali contro l’oscurantismo degli Stati più conservatori.

Ha seguito le orme di “The Boss“ pure il rocker canadese Bryan Adams, cancellando la sua performance in Mississippi. Il cantante ha dichiarato di aver voluto annullare il concerto per difendere tutte quelle persone cui vengono negati diritti solo in ragione del loro orientamento sessuale.

E poi dicono che la lobby LGBT non esiste e non conta nulla…

Redazione

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